Riflessioni


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Traversata delle alpi


GTA

Grande Traversata Alpi

VA Rossa

Via Alpina Rossa

VA Viola

Via Alpina Viola

VA Gialla

Via Alpina Gialla

VA Verde

Via Alpina Verde

IT

Itinerario

Giorno 1

Sull' Alta Via dei Monti LiguriStazione di Ventimiglia - Madonna della virtù (270m) - Monte Carbone (443m)- Sentiero AV - Monte Fontane (475m) - Monte Baraccone (514m) - Passo La Colla (450m)

(Bivacco tenda)

Da tempo ho pensato ad un viaggio particolare, che ignorasse gli impegni che si affacciano presuntuosi ed assillanti tutti i giorni con tendenziose priorità. Ho deciso di attraversare le alpi dalla Liguria fino all’ Adriatico. Da solo! Scelta quasi obbligata, ma strategica. L’ inizio segna già un momento delicato: non è facile, vi assicuro, porre in stand-by gli affetti. Parto oggi, venerdì 30 maggio con il treno alla volta di Ventimiglia. Meno male ho prenotato. Con il biglietto alla mano cerco il posto: sorpresa ! Sono al fianco di una signora, la cui stazza sarà di 180 kg e pochi miseri centimetri di sedile sono a mia disposizione. L’ incastro non è felice. Ma il concetto della sfortuna ad un tratto si capovolge : in fondo, tra noi due, io sono senza dubbio il più fortunato. Scendo dal treno a Ventimiglia, alle 16.00, volto le spalle al mare e comincio a camminare. Momento magico, per certi versi anche triste, allorché il ricordo mi riporta all’ anno 1993, quando mi scaricarono da una camionetta, assieme all’ amico Ivano, a Puente de Inca, e lì , completamente soli , circondati da spazi mai visti prima, cominciava un’ avventura ignota, ma straordinariamente significante quale la salita all’ Aconcagua. Ora questa non è un’ impresa difficile, ma temeraria si. A ridosso del cimitero il sentiero porta a Madonna della Virtù. Primo errore: gambe e bancomat, pensavo, vado dappertutto. Mi sono sfuggiti due parametri fondamentali : gli anni e il peso dello zaino : 55 e 22. Il tratto che porta dalla Madonna della virtù al Monte non è molto chiaro e selvaggio. Incontro alcuni pastori stranieri, cosa insolita fin’ ora, ma normale per il prossimo futuro, poi raggiungo l’ Alta via delle Alpi liguri, ben tracciata, ma sempre deserta. Bivacco al passo La Colla e mi accontento di una minestrina. Ho con me una cartina 1:50.000 e ne deduco che le distanze sul terreno sono enormi.

Giorno 2

Dall’ alta Via dei Monti Liguri alla Val RoyaLa Colla (450m) - Monte Erisetta (671m) -Passo del Cane (596m) - Colla Sgora (1063m)- Testa dell' Alpe (1587m) - Monte Agu (1245m) - Saorge in Val Roya (520m)- Fontan (425m)

(Bivacco tenda)

Cammino 12 ore. Lo zaino si fa sentire troppo. Dovrei eliminare qualcosa, penso di arrivare ad un campeggio a Fontan, in Val Roya. La fortuna non mi aiuta: chiuso, aprono il 15/06. Pazienza. Trovo un posto per attendarmi e poi vado a mangiare in una trattoria vicino.

Giorno 3

Nel Parco Nazionale del MercantourFontan (425m) - Sentiero Valleen- S. Dalmas de Tende (696m)- Lago de Mesches (1390m)- Rif. Neuge Merveilles (1500m)

(Pernottamento – Rifugio)

Lascio Fontan e salgo la Val Roya fino a Dalmas de Tende, mi fermo in paese presso un ambiente che, guarda caso, ha un’ insegna con recapito postale. Chiedo se è possibile spedire un pacco, rifaccio lo zaino con un’ accurata selezione e scarto il superfluo. Preferisco la leggerezza a qualche comodità in più. Subito dopo salgo verso il lago di Mesches. Pernotto nelle vicinanze al villaggio di montagna Neige Merveilles. Finalmente incontro qualche persona lungo i sentieri! Probabilmente stanno scendendo dalla Valle delle Meraviglie. Al villaggio per fortuna trovo una signorina che comprende l’ italiano. Mi invitano a cena al loro tavolo. Il dialogo è un po’ spento, ma non mi aspettavo diversamente.

Giorno 4

Nel Parco Nazionale del MercantourRif. Neuge Merveilles (1500m) - Vallon delle Miniere - Rif. Merveilles (2125m)

(Chiuso – bivacco invernale)

Mi alzo con comodo verso le 8, dopo una nottata piovosa. Temporeggio. Le previsioni rimarranno brutte per almeno due giorni. Chiedo per il Rif. Des Merveilles : 2.30 ore, aperto. Non ho dubbi : parto con il copri zaino e l’ ombrellino. In 2 ore arrivo, ma lo stanno chiudendo proprio ora. Opto per il comodo bivacco invernale, ma sono solo le 12.00.
Mi guardo intorno, piove, tempesta, rischiara, riguardo le cartine, controllo la pressione, poi riposo, accendo l’ mp3, e imparo qualcosa : pazientare ed riassegnare le priorità.
Alle 20.00 sento bussare all’ entrata del rifugio, mi alzo, apro il finestrino che dà alla scalinata in ferro di accesso al bivacco e chiamo. Si presenta una coppia e cerco di spiegare loro che il rifugio è chiuso e l’ unico locale aperto è dove sono io. Spariscono per 2 ore per ripresentarsi poi al buio e prendere posto nella modesta, ma dignitosa camerata.

Giorno 5

Nel Parco Nazionale del MercantourRif. Merveilles (2125m)- Passo Arpetta (2411m)- Ponte Val Gordolasque (1676)- Rif. De Nice(2232m)

(Chiuso – bivacco invernale)

Mi alzo alle 6.30. Il tempo promette bene. Alle 7.00, dopo un latte caldo e 4 biscotti, riassesto lo zaino pian piano per non disturbare i 2 che ancora dormono, apro la finestra e mi calo dalla scaletta. Prendo il sentiero per passo Arpette (2411), scendo nella Val Gordolasque (1676), con qualche difficoltà per la neve ancora dura, (beati i bastoncini) la risalgo a nord verso il Rif. de Nice. Trovo sul sentiero finalmente una piccola comitiva di escursionisti, li supero e mi porto a quota 2173, dove è indicato il bivio Rif. Nice e Passo Colomb (2540). Numerosi camosci e marmotte . Prendo per il passo con un sentiero misto neve, appena tracciato. Mi porto a 2400, non distinguo più né segnali, né tracce, d’ un tratto piove con neve mista a grandine. Sono in mezzo ad un pianoro di neve, con scarsa visibilità. Non vedo alternative: apro la tenda, la picchetto con i bastoncini capovolti e mi ci butto dentro. Continua a piovere, comincia il vento. E pensare che sono a 150 mt sotto il passo. Aspetto. Smette dopo 1 ora , ma la visibilità è ancora molto scarsa. Devo decidere se bivaccare lì in quota sul nevaio o scendere Al Rif. De Nice, peraltro chiuso per restauro. Non rischio ulteriormente e scendo a 2173, prendo la deviazione per il rifugio costeggiando il lago. Nessuno è passato di qui in questi giorni. Trovo il bivacco invernale, mangio una di quelle minestrine sbrodolone e mi infilo nel sacco a pelo.

Giorno 6

Nel Parco Nazionale del MercantourRif. De Nice (2232m)- Passo Monte Colomb (2548m) - Rif. Madone de Finestre (1903m)(chiuso)- Vallon de la Madone de Fenestre fino a quota 1558m - Pisset - Rif. De La Mairis (2106m) - Rif. Du Boreon (1526m)

(Pernoattamento – Rifugio)

E’ passata anche stanotte, scendo le vertiginose scalette spostate peraltro dall’ imbocco della finestra del bivacco, ripercorro a ritroso il lago in uno sconvolgente silenzio, con una luce chiara e fredda, dentro un’ anfiteatro di montagne innevate. La neve è dura, il lago ancora in parte ghiacciato, mi giro a salutare simbolicamente il rifugio, perché , penso, la vita è strana, e chissà se mai più lo rivedrò. Il percorso mi è noto, ma ecco, ad un tratto, lontano nella mia direzione, una persona. Sono davvero contento di incontrare qualcuno : è una donna minuta, non più giovane, con una grinta apparente. La saluto e colgo l’occasione per chiedere informazioni sul passo Colomb. Me le dà, ma ahimè, mi conferma che è proprio quel canalino ripido, che ieri, prima della bufera, avevo mentalmente scartato. Mi assale un dubbio: sarà più sensato scegliere un percorso più lungo, ma più tranquillo? La risposta è contraddittoria, ma quel canalino è rimasto in sospeso ieri, per cui ora, qualsiasi decisione si profili, mi avvicinerò per studiarlo meglio. Arrivo al punto dove ieri ho bivaccato, guardo le eventuali tracce, qualche segno : niente ! Ma le indicazioni fornitemi erano chiare…dritto verso la forcella. Questo significa puntare un canalino di neve compattata senza attrezzatura. All’inizio riesco a gradinare bene, ma alzandomi la neve indurisce , e gli ultimi 100 metri, il canalino impenna e si restringe. Affondo con forza i bastoncini, appoggio le ginocchia al pendio, e incastro la punta degli scarponi più non posso. Che fatica! Il campanello della paura si presenta, non è insicurezza, ma un monito che mi richiama all’attenzione, alla concentrazione finché razionalizzo : o io la supero o lei mi abbandona! Infine, con movimenti lenti, accorti ed ansimando raggiungo la cornice di neve. Evviva! La discesa innevata sul versante nord opposto è senza storia a confronto. Arrivo al Rif. Madone della Finestra e mentre già mi pregusto il pranzo, scorgo solo muratori e nessun gestore. Entro nella sala vuota, mi inoltro in cucina dove sono visibili i resti di una colazione. Non ci penso due volte, raccatto tutto, e lo divoro. Il pomeriggio scendo a quota 1558, risalgo al Rif. De la Mairis (chiuso) e scendo nella zona dei lupi verso Boreon. Pernotto in un piccolo, ma accogliente rifugio, il cui gestore mi presenta ad un gruppo di studenti, li con i loro insegnanti. Non riusciamo a colloquiare, ma scappano tante risate.

Giorno 7

Tra il Parco del Mercantour ed il Parco delle Alpi MarittimeRif. Du Boreon in Valle di Boreon (1526m) - Vallon de Salese (GR52)- Col de Salese (2031m)- Col Merciere (2342m) - Bivacco Chastillion (2034m)- Colle della Lombarda (2351m) (confine Francia - Italia ) - GTA - Sant' Anna di Vinadio nel Vallone di Sant'Anna (2010m)

(pernottamento – posto tappa GTA)

Piove di già, ma l’ evento è del tutto trascurabile, anzi sarà una giornata sostanziosa con la risalita a 3 colli : Col de Salese (2031), i Col Marciere (2343) ed il col della Lombarda (2351- confine Francia – Italia) Sono 10 ore di cammino, saltellando qua e là nei sentieri improvvisatisi torrenti, e riesco perfino a cantare. L’ unico problema è ancora la quantità di neve esuberante e il camminare con i piedi bagnati. In una sosta strizzo i calzini, accendo il fornellino, con il quale asciugo anche gli scarponi. Arrivo al Santuario di Sant’ Anna di Vinadio (2010) alle 17.30 stanco ed affamato. Sono il primo arrivato dell’ anno al posto tappa del GTA, e per una buona mezz’ora l’addetto non trova le chiavi e non sa dov’è neppure l’alloggio degli ospiti.

Giorno 8

Nel Parco delle Alpi Marittime a sud dell’ ArgenteraSant' Anna di Vinadio (2010m) - Passo di Bravaria (2311m) -Bagni di Vinadio (1305m) - Altopiano al Monte Vaccia (2242m)- Sambuco in Val Stura (1135m)

(Pernottamento- posto tappa GTA)

Con tempo incerto salgo al passo di Bravaria (2311) e scendo verso i Bagni di Vinadio (1200), risalgo all’ altipiano di monte Vaccia (2241) e scendo in Val Stura a Sambucco, sempre con l’ ombrello aperto : proprio l’ oggetto messo nello zaino all’ultimo minuto e non rimpiango affatto mantelline o giacche in Gore-tex !

Giorno 9

Dalla val Stura alla val Grana verso la val MairaSambuco (1135m) - Valle della Madonna - Colle Valcavera (2416m) - Vallone dei Morti - Colle dei Morti (2489m) - Colle del Vallonetto (2447m) - Vallone di Marmora - Percorso Occitano / Variante GTA - Torello (1393m) - Rif. Bec de Vent (1390m)

(Pernottamento – posto tappa GTA)

E’ piovuto a dirotto tutta la notte. Il posto tappa dove sono ospitato è talmente bello e accogliente che faccio fatica ad alzarmi e prendere una decisione. Sono tanti giorni che cammino sotto la pioggia, un’altro sarebbe di troppo. Mi violento e parto con l’ ombrello alla mano. Il sentiero lambisce un torrente che scende impetuoso formando vortici e cascate. Ai sui fianchi blocchi enormi di neve. Meno male che non devo passarlo, mi dicevo, ignaro che invece sarebbe poi successo, in forma subdola: su un ponte di neve provvisorio che attraversava il fiume. Affidarsi ad una provvidenza è senz’altro buona cosa, ma la cautela sembra non bastare mai; sicché seriamente titubante, con passo vellutato e allungando una mano alla provvidenza ho completato l’attraversamento su quel ponte di neve sotto il quale scrosciava veloce l’ acqua. La routine giornaliera ormai è scontata: salire al passo, scendere, risalire, e via così. Ma se dopo il passo c’è la valle dei morti e tutto intorno è nebbia completa, piove, nessun cristiano per tutto il giorno, tratti di neve ingannevoli: mai mi sono sentito così lontano e solo. Arrivo bagnato al Rif. Bec de Vent: la signora si affaccia al balcone, fa una smorfia, poi, mossa probabilmente a compassione, mi accetta . Ho reagito a tale titubanza con un forte senso di sconforto e nonostante lei e suo marito poi mi abbiano messo a mio agio, invitandomi a tavola con loro, raccontandomi della loro vita, quella stessa sensazione non è più svanita.

Giorno 10

Verso la val MairaRif. Bec de Vent (1390m)- Reinero (1465m) -Percorso occitano / GTA - Bassura in Val Maira (927m) -Ponte sul fiume Maira distrutto (+ 7 ore) - variante : Aramola (1300m) - Gr. Ciampadavi - Macra Bedale (875m) - Bassura (927m) - Paschero (1087m)

(Bivacco tenda)

La prossima tappa sarà in Val Maira : sembrerebbe un percorso non faticoso. Piove; ogni tanto mi fermo, tolgo i calzini e li strizzo, poi li rimetto: sensazione piacevole solo per poco tempo. Arrivo già a mezzogiorno, e pregusto un buon caffè al paesino Bassura di là del fiume Maira. Delusione e sfortuna : il ponte che attraversa è stato divelto dall’ impeto del fiume e da quanto si è portato appresso. Cosa fare ? Nessun riferimento, nessuna persona, piove, salgo sulle rovine del ponte, fino al punto dove affonda nell’ acqua fangosa che rigurgita a velocità impressionante detriti e pezzi di alberi. Mi viene il capogiro se la fisso. Interrogo la carta : c’è un ponte a valle a 2 ore, più piccolo di questo al seguito di un sentiero, uno a monte a 4 ore, segnato come ponte stradale. Nell’ incertezza trovo opportuno scegliere quest’ultimo. Aggiungo così 7 ore al percorso, su una riva del fiume c’ ero a mezzogiorno, di là alle 19.00. Stravolto mi attendo sotto i portici di un edificio, bevo una tazza di latte caldo e riposo.

Giorno 11

Dalla Val Maira alla Val VaraitaPaschero (1087m) - San Martino (1437m) - Colle Bettone (1831m) - Colle di Sampeire (2284m) - Sant'Anna (1420m) - Sampeire (980m) in Val Varaita

(Pernottamento-posto tappa GTA)

Strana giornata, m’ incammino verso il passo, fra la nebbia, sprazzi di sole, pioggia. Il tempo imperverso di questi giorni ha dilaniato i sentieri. Il sentiero GTA portava dritto nel cuore del Monviso. Ho preferito studiare una variante per mantenermi più a valle, e ricongiungermi al GTA più avanti. Noto che fuori dai sentieri più importanti, la segnaletica lascia molto a desiderare, ma in qualche maniera, improvvisando e deducendo, arrivo in Val Varaita, a Sampeire.

Giorno 12

Dalla Val Varaita al Valle PoSampeire (980m) - Contrada Morelli (1426m) - Colle Cervetto (2251m)- Vallone Cervetto - GTA- San Ilario (1282m) - Oncino (1220mm) - Crissolo in Val di Po (1398m)

(Bivacco tenda)

Di notte sento le gambe sobbalzare e le spalle irrigidirsi. Stamane mi sono alzato alle 6. Non vedo piovere, ma il cielo è completamente coperto. Almeno piovesse a dirotto, me ne tornerei a letto ! La salita verso il colle di Cervetto la passo assieme alle marmotte : non fischiano neanche più o io non ci faccio più caso. Se tu passi in mezzo alla natura senza farti sentire, credo che gli animali ti accettino più volentieri. Al passo mi concedo una breve pausa pranzo nella speranza di vedere il Monviso fra qualche schiarita : niente! Il sentiero di ritorno incontra contrade caratteristiche , ma tutte abbandonate. Di qui la considerazione di quanto ormai vada affievolendosi il contatto con la natura, non quello domenicale, ma quello autentico vissuto dai nostri padri o nonni che in queste contrade abitavano e lavoravano. La storia avanza, ma la presenza di tali testimonianze fa riflettere, e pensare alla loro estinzione è come rinnegare una parte della storia. Arrivo a Crissolo, aspettando il passaggio di un temporale in una chiesetta diroccata. In paese tutti gli alloggi sono chiusi e per di più piove. Punto una baita con un terrazzo in legno e sotto mi accingo a collocare la tenda. Mangio qualcosa e mi ficco nel sacco letto.

Giorno 13

A fianco al Monviso - Dalla Valle Po alla Val PelliceCrissolo (1398m) - Col di Gianna (2525m) - Rif Barbara Lowrie (1753m) (chiuso) - Col di Baracun (2373m) - Val Pellice - Traversata in acqua del fiume Pellice - Rif. Jervis (1732m)

(Pernottamento – rifugio)

Ero convinto che fosse una giornata abbastanza tranquilla, invece…. La salita al Col di Gianna saluta il Monviso ancora innevato, la discesa nel versante opposto sembra una banalità fino a che per un mio errore di lettura di carta e 2 strade sterrate nuove, mi trovo spostato nella valle a fianco, più in basso di 250m. Brillante idea di rimontarli tagliando il bosco : mughi, rocce, sciami di mosche, terreno viscido…. Finalmente affannato arrivo al rifugio Barbara.. Chiuso! Mangio al volo qualcosa e riparto. Mi aspetta un altro colle e poi una discesa al Rif. Jervis. Si, ma che colle, uno di quelli viscidi, che non vedi mai, dove non arrivi mai, e sputi l’ anima. La discesa avrebbe dovuto seguire un strada sterrata. Al suo posto continui torrenti di acqua, massi catapultati e percorso disastrato. Mi vedo il rifugio vicino, evviva! Sadica beffa e disperato inganno : tra me ed il rifugio, in un pianoro, scorre un fiume molto largo dalla portata tranquilla, ma abbondante. Non vedo nessun ponte. Valuto la situazione : tolgo scarponi, calze e pantaloni, metto i sandali, estraggo le racchette e affronto la corrente dell’ acqua in mutande con l’ausilio dei bastoncini. Esperienza nuova ed imprevista, ma risolutoria. In questi giorni le inondazioni hanno modificato l’assetto dei sentieri e delle strade. Taglio il prato, ignorando l’erba alta e bagnata, in direzione del rifugio, dove finalmente metto piede. Durante la cena, guardo il pianoro ed il fiume che da queste montagne nasce : già, sono proprio all’inizio della val Pellice e questo nome evoca poco di buono.

Giorno 14

Dalla Val Pellice alla Val GermascaRif. Jervis (1732m) -Villanova (1475m) - Colle delle Faure - Colle Giulian (2451m) - Ghigo in Val Germasca (1455m)

(Pernottamento – posto tappa GTA)

Lascio il Jervis, servito a meraviglia, ed un comodo sentiero rimane sul versante del rifugio fino a valle. In 2 ore tranquillamente scendo ed è mia intenzione fermarmi al posto tappa a Villanova. Dedicherò il pomeriggio al riposo per recuperare la lunga sfacchinata di ieri e prepararmi a quella di domani. Sono le 11, mi fermo un attimo al sole apparso come d’ incanto. Arrivo a Villanova : lavori al posto tappa del GTA = chiuso. Comincia a piovere. Peggio di così ! Spremo le meningi, senza risultato. Avrei voglia di attendarmi e rispettare il programma. Sono le 11.30. Attendarsi qui o più avanti forse è lo stesso, dal momento che i primi punti di riferimenti sono alpeggi, ma in quote più alte. Ci vogliono 4,5 ore solo per il colle Giulian e sono molto in ritardo. Decido comunque di andare. Sarà ancora una volta una lunga, faticosa camminata. Dopo un’ ora arriva un temporale, con leggera grandine, torno velocemente ad un casolare semidistrutto che avevo passato ed aspetto dentro. Nel frattempo mi raggiunge un branco di capre che vedendo un’ intruso, si fermano a debita distanza e mi fissano. Mi dispiace aver occupato la loro dimora, ma loro sono certo più temerarie di me. Riparto con tempo incerto, e cammino, cammino finché imbocco il vallone del Colle Giulian : da morire, mi aiuto con i bastoncini, respiro a fondo, arrivo al colle alle 16.30. Eliminata la tensione ed approfittando di una schiarita, mangio qualcosa. La discesa sembra evidente, ma da non sottovalutare, infatti perdo le tracce alla prima neve. Allora punto al centro il pendio di neve e lascio scivolare gli scarponi. Per pura fortuna esco in fondo al pendio e ritrovo il segnale del sentiero. Stavolta è andata! Non lo perdo più fino al paese di Ghigo, dove arrivo alle 19.00.

Giorno 15

Dalla Val Germasca verso la Val ChisoneGhigo (1455m) - Rodoretto (1585m) - GTA/SV - Fontane (1412m) - Baissa (1127m) - Col Clapier (2010m) - Rif. Serafin (1509m)

(Pernottamento – posto tappa GTA)

Si riparte senza fretta. Il posto GTA dove ho pernottato non era proprio un gran che: nel campanello era scritto “museo”. Gestito male e infelice. Tra il GTA, un po’ di strada asfaltata comunque chiusa al traffico, la risalita al Col Caplier, arrivano le 18.00. Tardi. Dal colle non vedo il sentiero scendere. Rimonto il colle, salgo a destra, poi a sinistra, mi prendo le coordinate, ricontrollo la quota, forse il colle non è questo. Ma a destra la cresta sale, a sinistra lo stesso. Nessun segno a parte un ammasso di pietre nell’ avvallamento : sarà il riferimento del colle; già, ma a fianco di solito c’è un palo, qualche indicazione, qualche piccola traccia di colore rosso-bianco, qui niente. Mi abbasso al di là del colle prima a sinistra , poi a destra sperando di trovare un po’ più in basso qualche traccia: niente. Sono le 18.30, mai mi sono trovato così tardi ad un colle. Meglio bivaccare. Rileggo la carta : il sentiero dovrebbe scendere sul fianco sinistro del vallone. Qui o più in basso bivaccare è lo stesso ! Pessima deduzione. Eseguo una presunta scorciatoia calandomi sul versante sinistro e mi ritrovo subito nel sottobosco con un groviglio di cespugli, sassi, muschio insidioso, rigagnoli d’acqua, terreno disastrato dalle piogge dei giorni scorsi. Ne ho per un’ora, ma finché c’è luce non mi arrendo. Tutto ad un tratto mi trovo sul sentiero, quasi nato proprio lì, evviva, niente panico, perseveranza, logica ed attenzione forse stavolta mi hanno premiato. Non dovrebbe da qui mancare molto al Rif. Serafin. Ma ribadisco : la cartina a 50.000 tradisce. Passo 2 vai pieni d’ acqua cercando il guado più umano, raggiungo 2 contrade abbandonate e finalmente ecco la contrada del rifugio con l’ indicazione precisa. Arrivo : chiuso. Busso. Niente. Guardo intorno quale balcone sarà il mio pernottamento? Frattempo arrivano 2 signori, aprono proprio la porta del rifugio. “Se si accontenta di quello che c’è”, mi dicono , appena tornati da un lavoro di riassestamento frane. Mi hanno accolto come un figlio, condivisa la cena, aperta perfino una bottiglia di ottimo vino per festeggiare un loro compleanno. E’ stata una bella serata, in compagnia di gente squisita e di due affabili cani.

Giorno 16

Nella Val ChisoneRif. Serafin (1509m) - Villaretto in Val Chisone (1007m) - Seleiraut (1572m) - GTA /SV - Usseaux (1416m)

(Pernottamento – posto tappa GTA)

Dal Rif. Serafin, dopo aver ringraziato per l’ ospitalità, scendo a Villaretto in Val Chisone. Oggi, mi riprometto, sarà una tappa tranquilla e di riposo. Così è. Pranzo su una panchina al sole con la vallata davanti e mi ritengo fortunato. Arrivo al posto tappa di Usseaux alle 16.00 : mai successo prima. Posto incantevole, ottima accoglienza, proprietario artista, casa colorata caratteristica, con terrazzo in legno. Mi chiede una cartolina a fine camminata. Gliela prometto.

Giorno 17

Dalla Val Chisone alla Val Susa - tra il Parco Naturale Gran Bosco di Salbertrand e quello dell' Orsiera RocciavrèUsseaux (1416m) - Montagne d' Usseaux (1679m) GTA - Colle delle Finestre (2176m) - Meana di Susa (1200m) - Susa (500m)

(Bivacco tenda in prossimità)

Trasferimento dalla Val Chisone alla Val di Susa. Oggi soffro un po’ di solitudine. Nessuno nei sentieri, tempo nebbioso, traversata poco significante, anche se incontro camosci e marmotte a grandi quantità. La discesa a Susa è di 1500m, e qui non ho nessun riferimento, se non l’ufficio postale dove domani preleverò la nuova documentazione per proseguire nella 2° parte del mio viaggio. Mi trovo a Susa davanti ad B&B suggeritomi : 60.00 euro e pieno. Torno a ritroso e mi attendo.

Giorno 18

Prelievo della documentazione per la seconda parte della Traversata delle AlpiDalla Val di Susa alle Valli di LanzoSusa (500m) - Pietrabruna (1035m) - Il Truc (1706m)

(Pernottamento – posto tappa GTA)

Mi alzo presto, richiudo tenda e zaino, alle 7.00 sono ad un bar a fare colazione. La nuova documentazione arriverà in fermo posta solo alle 11.15. Riparto subito da Susa; percorso breve, si, ma mi sfugge qualcosa: 1200m di dislivello, senza tornanti, piove, bosco ombroso, arrivo ad una contrada deserta, mi studio già un poggiolo sotto cui bivaccare, intanto proseguo verso la fine della contrada. Noto delle finestre aperte, ma il camino sul tetto non fuma. Molto titubante mi avvicino alla porta. Si apre ! Qualcuno risponde ! Bene…ottima conclusione di giornata.

Giorno 19

Dalla Val di Susa alle Valli di LanzoSosta forzata al rifugio per pioggia, nebbia e nevicate in quotaIl Truc (1706m)

(Pernottamento – posto tappa GTA)

Tutta la notte piove. Mi alzo alle 6.30, pioggia costante, verso valle una fitta nebbia, in alto un manto bianco di neve. Non c’è decisione più triste che quella di rinunciare a partire, ma per ora mi sembra quella corretta. Sarà il primo giorno di sosta forzato. Rimango al rifugio, scrivo, leggo, dialogo con i 2 ragazzi che gestiscono da quest’ anno il rifugio: Elena, piemontese, è una guardia forestale, Antonino, detto Nino, calabrese, è una guida di trekking, il cane Argo un bel Golden di 3 mesi, affettuoso. Sono ragazzi autentici, belli d’animo, con ideali e prospettive, disinteressati, che pianificano su quanto credono. Sembrano persone non comuni, gestori novizi di un piccolo rifugio, con un minuscolo gregge di capre e tanta voglia di fare. La giornata se va tra l’ uggioso tempo che non regala un attimo di sole, le chiacchiere in compagnia ed un po’ di lettura. Giochiamo a carte assieme, Nino è preoccupato per me, telefona per sentire le condizioni della neve in quota. Piove anche a sera inoltrata. Nino mi chiede se ho studiato un piano B. C’è solo il piano A, rispondo, : salita al colle e discesa nel versante nord. Guardiamo assieme la partita Italia – Francia, con qualche problema di energia elettrica, qui ottenuta tranne i pannelli solari e una pala eolica. Ma il tempo brutto ha paralizzato le riserve di energie.

Giorno 20

Verso le valli di Lanzo : la valle di ViùRif. Truc (1706m) - Alpe Arcella (2000m) - Capanna Ravetto (2545m) - Colle Croce di Ferro (2558m) - Rif. Vulpot al Lago di Malciaussia (1815m) - Margone (1410m) - Usseglio nella 1° Valle di Lanzo , Valle di Viù (1265m)

(Pernottamento – posto tappa GTA)

Ringrazio i ragazzi. Volevano allertare il soccorso alpino per me, gli prometto una telefonata e parto sempre con l’ intenzione di andare prima a curiosare. La giornata è stupenda, un po’ di vento, la Valle di Susa laggiù in tutta la sua estensione. Una strada sterrata tagliata da torrenti porta all’Alpe Arcella, di qui un ripido sentiero al colle Croce di Ferro. Attraverso piccole lingue di neve e in 3 ore arrivo al colle. Sbircio subito dalla parte opposta: prati verdi, il sentiero grande ed ineccepibile, fino al lago sotto. Accenno un sorriso. Scendendo dal vallone mi concedo delle pause per le foto. Poi il lago al rifugio Vulpot e poi giù a Usseglio, ma non dalla strada, bensì ancora sentiero e torrenti. Chiamo Nino : mai visto così tanto verde, le informazioni di tanta neve erano inverosimili. Lo ringrazio ancora come ultimo commiato. Arrivo ad Usseglio ed il posto tappa del GTA risiede in uno dei più bei alberghi del paesino. Non mi da fastidio, ma non ci sono abituato. Ceno insieme ad Enrico e sua moglie, che abitano proprio 30 km da qui. Io ed Enrico ci sentiamo spesso per lavoro e in questa circostanza ha voluto venirmi a trovare .

Giorno 21

Dalla valle di Viù alla valle di AlaUsseglio (1265m) - Colle di Costa Fiorita (2465m) -Passo Paschiet (2435m) - Laghi Verdi (2142m) - Balme (1432m) - Alpeggio Vasuera di sotto (1863m)

(Bivacco tenda)

Partenza in massima salita, sentiero impennato, me lo faccio di buon mattino e arrivo al primo passo ancora in buon stato. Scendo, raggiro il grande costone roccioso che mi ricorda un po’ il paesaggio dolomitico, risalgo all’ altro colle e scendo verso i laghi verdi. Qui trovo una coppia, miei coetanei, scambiamo qualche chiacchiera e manifesto il piacere di averli incontrati. Si dà il caso che in 20 giorni loro sono fra le rare persone incrociate sui sentieri. Si complimentano con me e poi la fatidica domanda : non si annoia da solo? La domanda è emblematica e si presterebbe ad una discussione. Ci sono tanti tipi di solitudine. Questa non ti lascia vuoti, anzi riempie. Non mi sento lontano da nessuno. Certo mi mancano gli affetti, ma qui trovo una profonda armonia: la sto solo barattano con un po’ del mio tempo. Mi capita comunque di parlare con me, con le lumache, di rispondere alle marmotte, di belare o muggire per imitazione, di godere della compagnia rumorosa dell’ acqua dei torrenti. Mi capita spesso di cantare, cosa insolita per le mie abitudini. Scommetto su che fiore si poserà la farfalla, prendo in mano una pigna e la osservo: è un puzzle naturale, perfetto; guardo un abete, lo confronto con un altro, osservo la direzione delle nuvole e la giornata passa in un baleno avvolto e coinvolto in una natura mai noiosa. No, ci sono solitudini terribili, che distruggono, il mio è un semplice passaggio contemplativo, quattro passi dentro, un percorso filosofico. A valle passo il paese di Balme e mi porto un po’ avanti sull’ altro versante. Trovo una baita, e considerata la stanchezza, mi attendo all’ ingresso.

Giorno 22

Dalla valle di Ala alla val GrandeAlpeggio Vasuera (1863m) - Lago Vasuera (2237m) - Colle del Trione (2485m) - Laghi di Trione (2164m) - (GTA /VA sentiero labirinto) - Pialpietta (1069m) - Alpeggio Invers (1647m)

(Bivacco tenda)

Sono appena sotto al lago Vasuero, lo raggiungo e mi porto al colle del Trione. Scendo verso Palpietta in un sentiero labirinto, tanto che più di una volta torno sui miei passi, altre entro in una vegetazione fitta, altre in veri e propri tunnel. Ai laghi del Trione trovo seduta in contemplazione una graziosa signora tedesca , sola, che sta percorrendo il GTA nell’altro senso. I nostri sguardi si incrociano, ci sorridiamo giustificando la coincidenza. Abbordiamo un discorso, ma inutilmente e così dopo poco ci salutiamo. Continuo a scendere lungo l’ambiguo sentiero ed entro a Palpietta: caffè, alimentari, riposino poi riparto e mi porto in un quota fino a 1650. Mi attendo a fianco al sentiero.

Giorno 23

Dalle valli di Lanzo alla valle dell' Orco o di Locana nel parco del Gran ParadisoAlpeggio Invers (1647m) - Vallone di Vercellina - Colle della Crocetta (2641m) - Lago di Ceresole Reale (1582m)

(Pernottamento – posto tappa GTA)

Colazione al volo, spianto la tenda ancora bagnata, sgonfio del tutto il materassino, eh già, perché di notte si sgonfia da solo, e questo mi sta diventando un problema, e poi via, di nuovo verso il colle a 2640m. Qui incontro il primo gruppo di escursionisti, 8 tedeschi, che stanno spendendo sul GTA una decina di giorni, chiaramente nel senso che indica la loro guida, contrario al mio. Scendo comodo, ma con le gambe leggermente fiacche al lago Ceresole Reale. Capito, ma non proprio a caso, ad un’ora decente per pranzare, proprio nel rifugio GTA dove pernotterò.

Giorno 24

Nel parco del Gran Paradiso verso ValsavarancheLago di Ceresole Reale (1582m) - Col di Terra (2911m) - Alpeggio Comba (2500m) - Rif. Città di Chiavasso (2604m) - Albergo Savoia (2532m) - Pont in Valsavaranche (1960m)

(Pernottamento – pensione)

Parto dal lago, lo percorro lungo l’incamminamento al suo fianco, un breve tratto in strada, poi salgo alle Alpi Comba e con un sentiero in quota mi porto agli ultimi tornanti prima del Rif. Chiavasso. Qui entro, perché un rifugio, penso, lo si visita sempre, anche se ho una certa avversione per quelli raggiunti da una strada asfaltata. Il gestore, Sandro, mi chiede da dove vengo, gli si illumina lo sguardo, mi stringe la mano, si complimenta, mi offre la consumazione, e ribadisce un concetto: il vero camminare ! Mi invita a restare. Peccato, penso, è ancora presto per fermarsi, la giornata è bella e penso di proseguire. Percorro un’ incantevole e lungo pianoro contemplando una natura ricca di verde, di acqua, di animali, un piccolo paradiso sotto ai piedi, con la strepitosa visione di montagne regine: il Gran Paradiso, il Cianforon, la Tresenta, e scendo letteralmente a Point in Valsavaranche.

Giorno 25

Nel cuore della val D’ AostaPont in Valsavaranche (1960m) - Valsavaranche completa con pezzi asfalto - Villeneuve (St. Aosta) - Cumiod (827m) - S. Nicolas (1196m) - Vens (1734m)

(Bivacco tenda)

Forse la giornata peggiore. Discendo la Valsavaranche, lunga, lunga, a volte su tratti di asfalto, e forse nel giorno più caldo fin’ora avuto. Raggiungo la statale di Aosta nelle prime ore pomeridiane, pessima circostanza, risalgo il versante opposto su sentieri inesistenti : a fondo valle nessuno da tempo li percorre più e quando trovo qualche scritta, macché, sono indicazioni, nomi, numeri scritti dal comune che poco hanno a che fare con la carta topografica. Cammino, cammino fino ad essere esausto e piazzo la tenda nei pressi di Vens.

Giorno 26

Al cospetto del Monte Bianco e le Grandes JorassesVens (1734m) - Valle di Vertosan (VA) - Jovencan (1867m) - Colle Citrin (2474m) - S. Leonardo (1670m) - Etroubles (1264m) - Bruson (1470m) - Villa (1500m) -Daillon (1413m)

(Bivacco tenda)

Oggi compensa ieri. Entro in punta di piedi nella bella, verde e lunga valle di Vertosan. Silenzio, verde, spazi, e pochi segnali umani, tra questi una vistosa linea elettrica, sono le caratteristiche di questa valle. Salgo all’ ennesimo passo, mangio qualcosa, scendo a S. Leonardo e proseguo per Etroubles. Qui avrò la possibilità di fare spesa. In paese entro un attimo in farmacia, prendo del Voltaren per una fastidiosa tendinite al piede destro, chiedo dov’è il market e un negozio sportivo. Mi risponde gentilmente, ma sorridendo : il negozio era proprio qui al posto della farmacia ed il market è chiuso ogni martedì pomeriggio e quindi oggi. Che fortuna ! Bevo un caffè e proseguo fino ad paio di paesi dopo.

Giorno 27

Verso la Valpelline, a sud del Gran CombinDaillon (1413m) - Doues (1134m) - Valpelline (960m) - Oyace (1377m) - Bionaz (1506m)

(Pernottamento – Ostello)

Percorso alquanto monotono per portarsi prima a Valpelline e successivamente a Bionaz con una preoccupante tendinite ad un piede che continua a infastidirmi. Il percorso si alterna fra sentiero e asfalto, mentre il caldo si fa sentire. Arrivo a Bionaz alle 14,00. Non ci penso 2 volte , mi indicano un ostello e qui mi fermo. Sono l’unico ospite dell’ ostello. Faccio un trattamento al piede con il Voltaren e lo metto a riposo.

Giorno 28

Dalla Valpelline verso la ValtournencheBionaz (1506m) - Lago di Place Moulin (1968m) (2 ore di tratto asfaltato + 1 ora di lago) - Rif. Prarayer (2000m) - Alta via 3 - valle di Valcournera - Colle di Valcournera (3066m) - Rif. Perucca al lago del Dragone (2910m )

(Pernottamento – Rifugio)

Parto da Bionaz. Era in programma il Col di Montagnaya a 2900m, ma la situazione neve non lo consiglia : è un percorso complicato dentro un concatenamento di montagne, da cui non è facile venirne fuori. Opto per risalire ulteriormente la valle fino alla diga e passare il colle di Valcournera a 3000m. Il tragitto qui è più logico e più ricco di riferimenti visibili dal colle : 4 laghi e 1 rifugio. Sembra però che un gruppo di tedeschi accompagnati da una guida abbiamo rinunciato giorni prima a questo percorso per troppa neve. Io dovrei arrivare a Valtournanche e non credo di avere tante altre possibilità. Come al solito ci metterò il naso , caso mai tornerò indietro. Lascio l’ ostello alle 6,30, 2 ore su asfalto per arrivare alla diga, 1 ora per passare tutto il lago, poi imbocco la valle Valcournera. Nessuno davanti, nessuno dietro, ma ormai ci sono abituato. Percorso divertente prima costeggiando il fiume e poi risalendo una morena fino all’ imbocco del canale che porta al colle. Lo scruto: abbastanza ripido, innevato e privo di tracce. Osservo la cartina : in mancanza di neve il sentiero si mantiene sotto la parete sinistra, avrebbe però più senso passarlo al centro. Opto per stare un po’ a sinistra, in modo da poter mettere in conto eventuali spostamenti. La prima neve del canalino è buona, poi dove si raddrizza pianto i bastoncini, entrano 20 cm in neve pesante e trovano ghiaccio. Condizione critica ! Provo a spostarmi di qua e di là, stessa cosa. Tentare di entrare e risalire al centro del canale? Gradinare di traverso è assai pericoloso e faticoso. Tanto vale gradinare alzandomi. Tolgo la neve di superficie e batto sul ghiaccio con la punta del bastoncino finché non ne esce un incavo in cui spostare la punta dello scarpone. Mancano solo 150 m, ma impiego 2 ore. Poi finalmente riesco a raggiungere una scarica di sassi amalgamati in neve e con maggiore sicurezza finalmente raggiungo il colle. Vedo subito il rifugio ed il lago, ma c’è un altro canale da scendere. Per fortuna qui la neve è in ottime condizioni. Scivolo, ma riesco a fermarmi dopo 10 m. Si scende bene e dopo poco sono al rifugio. Lo hanno aperto da 1 giorno e sono il primo ospite. Qui trovo una bambina di 8 anni, Susanna, figlia dei gestori, con cui passo il pomeriggio. Lei disegna, facciamo i compiti, mi prepara una torta di mele, mi confeziona un braccialetto a perline che attacca allo zaino. Sono stanco morto, ma preferisco stare con lei che andare a riposare. La cena ritarda, perché il rifugio è ancora sotto-sopra. Scatoloni da svuotare, stufa da accendere, il generatore si ferma, l’acqua non scende dal tubo di pesca più in alto, fra l’altro non visibile perché coperto dalla neve. Il cellulare non riceve, il telefono normale non c’è. Vorrei avvisare a casa che ho attraversato Valcournera e sono al rifugio. “Non c’è problema. Alle 21 abbiamo un contatto radio con le guide e da loro facciamo avvertire sua moglie” Per carità, rispondo, se la lei viene contattata dalle guide a quell’ora, la scarica di adrenalina la farà tramortire ancor prima della buona notizia.

Giorno 29

Dalla Valtournenche nell’ Alta via n. 1 davanti ai quattromila verso la val d’ AyasRif. Perucca (2910m) - Bivacco Manenti (2806m) - lago Balanselmo (2740m)- lago di Cignana (2178m) - Valtournanche (1520m)- Cretaz (1501m) - Chenei (2105m) - Colle di Croux o delle Fontanette (2697m) - Col di Nana o Nannaz (2775m) - Rif. Grand Tournalin (2534m) - Alpeggio Tournalin di sotto (2274m)

(Bivacco tenda)

Colazione alle 6,30. Ringrazio dell’ospitalità, lascio un saluto per Susanna e parto per scendere in Valtournanche, passando vicino a dei laghi, i primi 2 ancora in parte ghiacciati. Mangio un panino a Cretaz, un borgo di Valtournanche da cui passa l’alta via che sto percorrendo. Cretaz è proprio dove abita Susanna, ma rimango veramente stupito dalla bellezza di questo borgo, a dimensione d’uomo, con piccoli viottoli ciottolati che s’intersecano fra le case-baite. Piccole corti, panchine in legno, fontane, scorci caratteristici singolari, con poggioli che sporgono, angoli dove la legna accatastata è un tutt’uno con la casa. Mi godo un’ora di questo splendido borgo e riprendo per Cheneil , idilliaco pianoro con una spettacolare vista sul Cervino. Oggi è una giornata stupenda, vado con calma, fotografo, mi fermo ad riposare ed ammirare. Incontro solo una persona su questo facile e panoramico sentiero. Arrivo prima al col di Crouz, lo aggiro e vedo neve. Ahimè. Fortunatamente il sentiero ne rimane fuori ed in quota si porta al col di Nana. Sono le 18.00. Mai successo di essere così in ritardo, eppure non sono per niente preoccupato. Prima del colle, come già detto, notevole scorcio sul Cervino, dopo il colle superba panoramica sul Breithorn, il Castore, il Rosa. Forse la giornata e il percorso più spettacolare fin’ora intrapreso. Scendo al Rif. Gran Tournalin, è tardi, ma un rifugio si visita sempre, penso, e mi concedo un the. C’è un sole ancora caldo ed un cielo straordinariamente limpido. Decido di proseguire, faccio la discesa verso S. Jacques con l’immagine della catena del Rosa davanti illuminata, quando il mio sentiero scende invece in penombra. E’ sempre più tardi, nessuno sui sentieri, ma sto bene e nel chiarore della serata bivacco nei pressi di una malga.

Giorno 30

Dalla val d’ Ayas alla val di GressoneyTournalin di sotto (2274m) - Saint Jacques (1689m) - Rif. Ferraro (2066m) / Rif. Delle Guide Frachey (2072m) - Sentiero T.M.R. Vallone della Forca - Colle di Bettaforca (2714m) - Alpeggio Sitten (2304m) - Capanna C. Rivetti (1845m)

(Bivacco tenda)

Arrivo al paese di S. Jacques, risalgo al Rif. Ferraro, dove a fianco sorge un rifugio delle guide valdostane e ovviamente prendo un caffè, poi proseguo lungo la valle fino al colle Bettaforca. Considerazione dovuta: nessun colle è banale ed anche questo, fatto sotto il sole e col piede zoppicante non lo è. Scendo dall’altro versante, come capita da 30 giorni, mi porto nelle vicinanze di Cap. Rivetti e anche se l’orario invoglierebbe a proseguire, mi fermo.

Giorno 31

Dalla Val di Gressoney ai balconi sul Rosa Alta via n. 3Vallone di Mos - Rif. Del Lys (2342m) - Col d'Olen (2881m) - Rif. Città di Vigevano (2864m) (chiuso) - Rif. Guglielmina (a fianco)

(Pernottamento – rifugio)

Mi porto al Rif. Del Lys, salendo la valle di Mos. Quando la funivia sopra il sentiero entra in funzione, mi sento un po’ a disagio. Beh, prendiamola con filosofia: sono sempre sull’alta via n. 3. Proseguo fino al Col d’Olen e punto dritto verso il Rif. Città di Vigevano. Finalmente un rifugio CAI, mi sento a casa mia. Cerco l’entrata, guardo dentro, strano ma non vedo nessuno. Due signori fuori mi confermano che il rifugio non ha ancora aperto. Bene! Obbligatoriamente, ripiego al vicino rifugio privato Guglielmina e vado subito a riposare.

Giorno 32

Dai balconi sul Rosa alla val Sesia Sentiero T.M.R.Rif. Guglielmina (2864m) - Rif. Città di Mortara (1949m) - Alagna Valsesia (1186m)

(Campeggio)

Faccio colazione più tardi degli alpinisti in cordata al Rosa, ma mi godo dalla vetrata alcuni camosci che si sono avvicinati senza pudore al rifugio. Scendo ad Alagna già in mattinata, ma il piede, soprattutto in discesa, mi tormenta. Trovo un campeggio e mi costringo ad una mezza giornata di completo riposo. Oltre alla pomata locale, inizio una cura antiinfiammatoria orale.

Giorno 33

Dalla val Sesia alla val Sermenza Sentiero GTA / VA /WalserAlagna Valsesia (1186m) - Rif. Ferioli (2264m) - Colle Mud (2324m) - Rima (1411m) - Colle del Termo (2351m) - Carcoforo (1304m)

(Bivacco tenda)

Abbandono il campeggio, quando ancora tutto tace. Il percorso GTA è lo stesso del sentiero Walser. Faccio il primo colle e scendo a Rima, qui mi fermo nel simpatico posto GTA e mangio. Oggi mi sento bene. Riprendo alla volta di un secondo colle. Non trovo nessuno, ma ho sempre una strana impressione che qualcuno mi preceda. Forse ho un po’ esagerato. La discesa verso Carcoforo è estenuante; era stato più facile salire. Trovo una baita disabitata prima del paese e apro qui la tenda.

Giorno 34

Dalla val Sermenza alle valle Anzasca Sentiero GTA / VA / WalserCarcoforo (1304m) - Rif. Boffalora (1635m) (chiuso!!) - Colle d' Egua (2239m) - Col Baranca (1818m) - Percorso alternativo in valle Olocchia - Soi di dentro (990m) -Bannio (669m) - Pontegrande (526m) - Molini (540m)

(Pernottamento – posta tappa GTA)

Lascio Carcoforo e punto al Rif. Boffalora del CAI per la colazione. Chiuso! Non è possibile! Non ho capito cosa ci sta a fare un rifugio se poi è chiuso. Qualche dubbio sull’ eccessiva finalità di profitto sinceramente viene a galla. Ci sono rifugi-hotel a cui arriva la strada, ci sono rifugi che aprono solo il fine settimana, ci sono rifugi “tutto prenotato”, ci sono rifugi non aperti affatto. Non sarà meglio dare qualche euro ad malgaro negli alpeggi : magari l’ ambiente non sarà accogliente, ma almeno lo trovi aperto. Recupero qualcosa dallo zaino, sosto un attimo e poi salgo al colle d’Egua per poi scendere al col Baranca. Trovo 2 ragazze straniere che stanno salendo, ciascuna con uno zaino esuberante. Il cane esquimese assieme è caricato con 2 borse laterali. Ci scambiamo delle occhiate, le vedo ansimare e sudare, sicuramente hanno esagerato nel caricare gli zaini. Ci salutiamo due volte, con il presentimento che anche loro stiano percorrendo parte del GTA nell’altro verso. Chissà perché le guide straniere lo descrivono in una direzione unica. Eseguo volontariamente una deviazione di percorso e scendo verso Bannio, ma mi soffermo a Soi di dentro: bella, originale, ristrutturata con gusto: è una piccola contrada nella quale si sognerebbe la seconda casa. La fotografo da più angolazioni, poi scorgo una minuscola indicazione bar. Mi avvicino, lo vedo aperto, mi fermo a cambiarmi, lascio fuori lo zaino e poi entro. Ecco proprio la signora che desideravo incontrare. Mi fa accomodare, mi serve un panino con formaggio d’alpe, poi mi aggiunge una fetta di caprino, mi vuota un bicchiere di vino e via a parlare. Una cosa ci accomuna : il camminare. Mi racconta che più di una volta, aveva messo un biglietto alla porta “Torno subito” e se ne andava via tutta la giornata a camminare. Qualcosa che adesso purtroppo le manca molto, costretta dalla flebite a riposo. Mi ha riassunto parte della sua vita, perfino quando si è impossessata delle vesti di suora e si è messa a chiedere l’elemosina. Sono stati momenti piacevoli, fra persone occasionali, capaci di sconfinare con ironia….. e colorare le vicissitudini della vita a proprio piacere. Riesco a trovare un posto tappa a Molini in val Anzasca e per oggi ne ho abbastanza.

Giorno 35

Dalla valle Anzasca alla valle Antrona Sentiero GTA / Sentiero ItaliaMolini (540m) - Olino (842m) - Alpi Barca (1045m) - Alpi della Colma (1570m) - Rif. Alpi della Colma - Val Antrona - Antropiana (908m) - Rif. Città di Novara alle Alpe Cheggio (1474m)

(Pernottamento – Rifugio)

Parto rilassato in previsione di una tappa elementare. Guai dare per scontato! Mi porto a Olino, incantevole centro completamente deserto e poi verso le Alpi della Colma, ma ahimè, comincia a piovere. Mi attrezzo, ma il sentiero percorre prati con erba molto alta, intuibile, ma non sempre chiaro, sicché riesco a bagnarmi bene le gambe e i piedi. Mi fermo alle Alpi la Barca, dove strizzo i calzini e li rimetto. Continuo su un sentiero poco felice. Arrivo finalmente alle Alpe della Colma, belle e noto che una delle case è abitata ; fuori un ragazzo biondo con lunghi capelli che controlla le uova nel pollaio. Mi invita a ristorarmi, lo ringrazio, ma dovrei togliermi la mantellina e così lo saluto e proseguo. Una singolare scelta quella di vivere qui per tre mesi all’anno! Non faccio tempo a maturare queste considerazioni che mi ritrovo in una analoga situazione: 2 cani, 3 pecore, 3 galline ed una coppia di tedeschi. Lei esce dalla sua malga, perché urlo di richiamare i cani, trasandata, pantaloni corti, mi saluta, mi indica il sentiero per la val Antrona. Nessuna strada arriva in quel posto, solo due sentieri con 1000m di dislivello, sia dalla val Antrona, sia dalla val Anzasca. E’ certo una scelta non facile, motivata. Si tratta di un isolamento voluto, salvo la presenza del passante. Da lì scendo a picco nella val Antrona e percorro la strada asfaltata fino ad Antropiana. I negozi aprono alle 16,30, così entro in un bar, panino, latte, caffè e via di nuovo. Arrivo sotto un’acqua scrosciante al rifugio Città di Novara.

Giorno 36

Dalla val di Antrona alla val di Bognanco Sentiero GTARif. Città di Novara (1474m) - Passo dell Preia (2327m) - Bivacco Marigonda (1821m) - San Bernardo (1628m)

(Bivacco tenda)

Ho trovato una guida all’inizio del sentiero stamane. Mi ha accompagnato fino al passo Preia, aspettandomi sempre quando non mi vedeva più. In una circostanza ho messo in dubbio la sua conoscenza del sentiero, trovando un’indicazione da un’altra parte. Macché, aveva ragione. Lui aveva seguito una semplice scorciatoia! Era un simpatico cane san Bernardo. Avevo già sentito di queste storie, ma viverle in prima persona è davvero divertente. L’avevo chiamato Tommy e lui mi ascoltava. Al passo si è accovacciato fra le gambe e non voleva più lasciarmi. Per fortuna erano lì due del paese e lo hanno trattenuto. Loro lo conoscevano, ma quanto c’era di incredibile è che il cane si chiamasse davvero Tommy. Sempre gli stessi mi suggeriscono una scorciatoia-attraversata per non perdere quota e raggiungere un colle. Sarà, per loro breve e logica, ma per me risulta complicatissima. Mi ritrovo ad attraversare un pendio molto ripido su erba umida, a ridosso di un risalto di roccia. Maledetta idea! Ne vengo fuori pian piano, ma l’energia e l’attenzione spese non ne valevano la pena. Rafforzo una convinzione: i pericoli sono spesso le nostre disattenzioni. Arrivo giusto appunto ad un paesino che si chiama San Bernardo, chiedo del Rifugio Menate, qualcuno non sa, qualcuno mi manda ad un altro rifugio e finalmente ecco un signore che conferma : in cima alla strada (con 200m di dislivello). Bene, vado. Dopo un’ora mi arrendo. La cartina mi dice che lì dovrebbe essere. Allora chiamo. Mi risponde un signore: E’ questo, ma non è un rifugio. E’ privato. Il colmo : arrivo a un rifugio che non c’è ! Mangio i pochi viveri rimasti e alle 19,00 sto già riposando.

Giorno 37

Dalla val di Bonanco alla val Divedro e alla val Cairasca Sentiero GTASan Bernardo (1628m) - Alpe Variola (1977m) - Passo di Variola (2258m) - Alpe Lorino (1820m) - (sentiero complicato ed invisibile) - Bertonio (565m) - Chiesa (1036m) - Fracchia (1277m) - Ponte Campo (1320m) - Rif. Città di Arona (1750m)

(Pernottamento-rifugio)

Il tempo di smontare la tenda ed un branco di zanzare mi assale. Parto subito. La tappa è un lungo avvicinamento in diagonale al passo Variola per poi salire di 100m fino al colle. Il ritorno è un complicatissimo percorso intricato, poco evidente, per niente tracciato, con continui cambi di direzione, in mezzo ad una vegetazione alta, felci, ortiche, piante dalle grosse foglie. 1500m di discesa in tali condizioni : stressante. Mi fermo spesso, sono senza cibo, un pensiero solo mi preoccupa : l’esame di maturità di mia figlia. E’ pensando a lei che proseguo senza badare troppo al sentiero. Arrivo a Varzo, aspetto l’apertura del negozio di alimentari, provvedo a quanto mi manca, poi riparto subito. Arriverò stremato al rifugio Città di Arona, dove immediatamente mi siedo a tavola per la cena, e subito dopo vado a letto.

Giorno 38

Dalla val Cairasca al Parco naturale di Veglia-Devero Sentiero GTA / WalserRif. Città di Arona (1750m) - Scatta d' Orogna (2461m) - Rif. Castiglioni alle Alpi Devero (1640m) - Crampiolo (1767m) - lago di Devero (1856m) (sinistra orografica) - Bivacco Conti al colle Scatta Minoia (2598m)

(Bivacco tenda)

Stamane le gambe si sono messe in movimento prima del cervello, forse perché mi trovo in un luogo a me noto. 30 persone fuori si stanno preparando, si consultano, guardano le nuvole, si mandano messaggi al cellulare, allacciano gli scarponi nuovi. Tanti di questi hanno in progetto la classica traversata alpi Veglia-Devero. Nessuno di loro parte. L’ annuvolamento è generale, ma non vedo condizioni così drastiche. Pioverà solo 20 minuti verso mezzogiorno, mentre sto scendendo all’ Alpe Devero. Provvedo col solo ombrellino, ma vedo gitanti domenicali che stanno salendo sprovvisti di tutto. Apro il catenaccio di una malga e mi fermo un attimo. Altri entrano dopo di me. Arrivo al Devero, mangio al rif. Castiglioni, aspetto le 15,00 e trovo una persona squisita all’ufficio turistico, la quale però non ha una cartina specifica da me richiesta. Riparto, attraverso l’incantevole contrada di Crampiolo, costeggio il lago di Devero e privo di strumentazione per rilevare la quota (batterie scariche) mi porto veramente a stenti e all’imbrunire al bivacco Conti al colle Scatta Minoia a quota 2598. Entro, accendo il gas, per riscaldare un po’ l’ambiente, mangio velocemente e mi infilo nel piumino.

Giorno 39

Dal Parco naturale di Veglia-Devero alla val Formazza Sentiero GTA / WalserBivacco Conti (2598m) - lago Vannino (2177m) - Rif. Margaroli (2196m) - Canza in val Formazza (1419m)

(Pernottamento – pensione)

Notte ventata. Scendo al lago Vannino, l’ inizio giornata sembra sereno, mi fermo a fare qualche foto. Raggiro il lago, faccio colazione al rif. Margaroli. Esco e piove a dirotto, scendo in val Formazza in tali condizioni. Sono le 12,00. Mangio al ristorante, poi una simpatica signora mi dà un passaggio fino a Domodossola; qui recupero delle cartine svizzere che mi mancano, sostituisco la batteria all’orologio e acquisto un paio di scarponi nuovi ed un copri pantaloni. Sbrigo tali faccende e torno in autobus in val Formazza in pensione. Nel tempo di percorrenza verso Domodossola la signora m’ illumina sulla cultura nomade dei Walser, riconosciuta dalla comunità europea e reintrodotta nella lingua scolastica.

Giorno 40

Dalla val Formazza alla val Bavona nel canton Ticino, diramazione della val Maggia, abbandonando il GTA e riprendendo il VACanza in Formazza (1419m) - Alpe Tamia (2016m) - Passo Tamier (2772m) - Rif. Pian delle Creste (2108m) - San Carlo in val Bavona (938m) - Fontana (788m)

(Bivacco tenda)

Riparto da Canza, esco dal GTA definitivamente, dall’ Alta via provvisoriamente. Ho scelto con dispiacere di non passare dalla Capanna Basodino risparmiando 2 passi e opto per un solo passo più a sud ed altrettanto tosto che mi porta direttamente a S. Carlo in val Bavona, per riprendere lì l’alta via. Al passo Tamier la visibilità non è buona, ma la neve fortunatamente si. Con tempo molto incerto scendo a San Carlo e mi ritrovo nel Canton Ticino.

Giorno 41

Dalla val Formazza alla val Bavona nel canton Ticino, diramazione della val Maggia, abbandonando il GTA e riprendendo il VACanza in Formazza (1419m) - Alpe Tamia (2016m) - Passo Tamier (2772m) - Rif. Pian delle Creste (2108m) - San Carlo in val Bavona (938m) - Fontana (788m)

(Bivacco tenda)

Sentiero unico, deserto, dimenticato quello che parte da Fontana. Nessuno può pensare che guardando le alti parete che si alzano sopra questa contrada, proprio a ridosso di questa, sfruttando scalinate di pietra, brevi tratti erbosi, passa un sentiero che comunque impenna in verticale per più 1000m. Peccato che non sia frequentato, e quindi poco marcato e visibile. Segue una sua direzione senza un’apparente logica. La forcella è proprio un intaglio di roccia, il cui versante opposto è molto più aperto e divertente. Scendo a Prato, alle 15,30 riesco perfino mangiare spaghetti e bere una birra.

Giorno 42

Dalla val Lavizzara alla val Verzasca - sentiero AVPrato (1002m) - Monte di Predee (1011m) - valle di Pertus - Forcella di Retorta (2181m) - val Retorta - Sonogno (918m) (ok)- Frasco (885m) - val d'Efra - lago d'Efra (1836m) - Capanna Efra (2039m)

(Bivacco – rifugio non gestito)

Incredibile dove riescono far passare i sentieri! Anche qui in val di Pertus trovi una combinazione tracciata che va da attraversamenti di torrente, a percorso in erba alta, scalini, tratti esposti attrezzati, zone sassose. Ma da sotto, quando hai imboccata la valle non lo indovineresti mai. Arrivo anche oggi al passo. Scendo senza aspettare. Inaspettatamente nel raggirare un grosso masso trovo Carmen. “Finalmente qualcuno”, mi dice lei sorpresa e sorridente. “E lo dici a me! ” replico ammirando la sua temerarietà e simpatia. Lei abita sul lago di Costanza, ma qui, a Sonogno, ha preso un’ appartamento e ci viene da vent’ anni. E’ rimasta innamorata di questo paesino, dove tutto sembra rimasto fermo nel tempo. Chiacchieriamo un po’, ma i nostri percorsi sono ancora una volta contrari. E ci salutiamo. La val Retorta dove sto scendendo è diversa dalla precedente di salita, è aperta, ricca d’ acqua e di cascate, con un alpeggio da non perdere. E in fondo valle c’è Sonogno, piccolo paesino semituristico a strade sterrate, con case tipiche, un classico posto da poster. Riposo 2 ore, mi ristoro e poi mi sento di ripartire per la prossima tappa che mi porta prima a Frasco e poi al lago d’Efra. Percorso scorrevole, segnato e turistico e visto che si cammina bene e la giornata è splendida faccio anche l’ultimo sforzo e salgo al rifugio non gestito capanna d’Efra. In totale oggi ho raggiunto 2600m di dislivello. Mattina : 1450m – Pomeriggio : 1150m

Giorno 43

Dalla val Verzasca alla val Levantina - sentiero AVCapanna Efra (2039m) - Passo del Gagnone (2217m) - val Gagnone (intricata) - val d'Ambra - Personico (325m) - Biasca (301m) 

(Pernottamento – pensione)

I rifugi svizzeri detti capanne non sono generalmente gestiti da personale, però c’è un tariffario esposto secondo il quale occorre depositare il saldo di quanto si consuma. Oppure si compila una scheda e si paga in seguito. E’ un sistema che forse funzionerebbe. Ma se io ho mangiato la mia riserva nello zaino, non ho visto, o mi è sfuggito, altri 5 colleghi alpinisti saldare il dovuto. Dalla capanna Efra salgo i 200m fino al passo, poi un intricato sentiero perditempo scende la val Gagnone fino alla val d’Ambra, dove il percorso bello e lineare lambisce le gole profonde del fiume Ambra. Mi fermo a Personico a mangiare e poi proseguo per Biasca. Piove e qui pernotto.

Giorno 44

Dalla val Levantina verso la val Calanca - sentiero AVBiasca (301m) - Alpe di Compiett (1516m) - valle Santa Petronilla - Alpe di Lago (2122m - bivacco) - Forcarella di Lago (2256m) - Rifugio capanna Cava (2066m)

(Pernottamento – rifugio)

Da Biasca parte un sentiero ben segnato e porta sopra le cascate, poi si trasforma in strada sterrata : ci sono infatti parecchie baite ed alpeggi in un gran pianoro erboso. Dall’ultima malga riparte un erto sentiero che conduce alla Forcarella da Lago. Già mi ero fermato ad una malga sotto per attrezzarmi alla pioggia che mi ha costantemente tenuto compagnia, assieme ad una nebbia instabile, qui sotto il passo avverto i primi tuoni vicini. Affretto il passo con respiro ansimante, peraltro bagnato, nonostante la mantella. Dal passo vedo finalmente il rifugio, ma bisogna scendere ancora 200m. Non ci sono alternative. Spero solo che lampi e tuoni restino un po’ lontani. Praticamente corro, su un sentiero-fiume, arrivo nelle vicinanze, attraverso un ponte semi allagato e apro la porta del rifugio. Compare un gestore stupefatto. Eh, si, gli dico, non vi aspettavate nessuno con questo tempo! Mi cambio, vado subito al camino e faccio conoscenza con i 2 gestori della capanna Cava. Uno di loro mi assomiglia un po’, ed abbiamo evocato avventure simili: Perù, Brasile, scialpinismo. Di notte un fulmine scuote letteralmente il letto. Che bello essere al riparo e al caldo in certe occasioni!

Giorno 45

Nella val CalancaMattinata pioggia e temporali - Pomeriggio partito con pioggiaRifugio capanna Cava (2066m) - Passo del Mauro (2428m) - Alpe d' Orz (2087m) - Bocchetta di Pianca Geneura (2366m) - val Galbines (problemi per attraverso fiume ingrossato) - Alpeggio di Piov di Fuori (1853m) - Landaresca (1280m) (ok) -Selma (914m) - Augio(1034m)

(Bivacco tenda)

E’ piovuto incessantemente tutta la notte con l’eco dei tuoni. La situazione della mattina è identica. Forte pioggia, nebbia, qualche tuono ancora. Mangiamo assieme a mezzogiorno, poi la pioggia smette e s’intravvede qualche spiraglio. Non ci penso due volte: parto. Saranno 6-7 ore di cammino, ma sembra fattibile. Dopo mezz’ora ricomincia la pioggia e mi chiedo se forse non sono stato troppo affrettato a decidere. Ma sono fiducioso, non è una pioggia cattiva come quella di ieri, basta l’ombrello in una mano e la racchetta nell’ altra. Raggiungo il primo passo o lo credo. E’ solo una cresta che porta al passo. Altri 150m. Scendo su un pendio sassoso, a volte perfido, viscido, con tratti su pendio erboso dove il sentiero è appena visibile e pieno d’acqua e a volte si affaccia ad un dirupo. Attenzione, molta attenzione. Cerco il posto più facile per attraversare torrenti d’acqua e mi ritengo fortunato di avere un paio di scarponi nuovi. Scendo di quota, risalgo verso il passo successivo : un canale di sassi che termina con un intaglio fra le rocce : e la chiamano bocchetta! Piove sempre, salgo con un buon passo. Raggiungo l’apice e mi aspetto un sentiero che scenderà, invece lo vedo seguire il fianco sinistro della montagna fra pietre sconnesse e piccoli tratti erbosi. Dopo un bel po’, si abbassa verso il fiume, al centro della vallata. Controllo incredulo: mi sembrava avesse più senso farlo proseguire in alto e rimontare qualche dosso fino ai prati sotto. Ebbene, il sentiero scende, attraversa il fiume e poi riprende il versante opposto e risale. Si, ma chi attraversa il fiume in quelle condizioni? Lo studio attentamente. Dove è ripido è incredibilmente violento, dove è più piano e largo, è assai grande e abbonda d’ acqua. Sono a 5 ore dal rifugio che ho lasciato, a 2 ore dal prossimo riferimento. Non sono disperato, ma molto perplesso. Salgo 4 volte il corso del fiume, per individuare l’ipotetica fattibile attraversata, ma inutilmente. Estraggo il binocolo dallo zaino. Sono disposto anche a risalire ad oltranza. Ma le piogge di questi giorni lo hanno ingrossato a dismisura. Individuo un sasso che a colpi fuoriesce dal flusso dell’acqua, ma è l’ unico e sicuramente viscido. Mi tolgo lo zaino, ignorando la fastidiosa pioggerellina, prendo un grosso sasso, lo lancio vicino per incastrarlo, niente, un secondo, un terzo, ma scappano rotolando. Continuo fino a che uno rimane e sporge appena di taglio dal livello dell’ acqua. Osservo, anzi mi concentro sulla sponda opposta, dove è previsto l’arrivo: il bordo è frantumato, instabile, con terriccio fradicio. Sono 2 mosse da fare velocemente, senza errore, senza l’ausilio dei bastoncini: con la prima mossa dovrò raggiungere con un solo piede il centro del fiume dove spunta l’ angolo del sasso che ho lanciato, con la seconda spiccare un salto verso la sponda opposta. Non sono distanze impossibili, però ignoro lo zaino, che oltre il peso, crea uno sbilanciamento. Vado! Prima mossa superata, il piede appoggia senza scivolare sullo spigolo del sasso, di qui mi lancio con altrettanta spinta verso la sponda opposta. Ma mi sento sbilanciato indietro, il primo scarpone riesce e raggiungere la sponda, l’altra gamba rimane tesa all’ indietro, sprofonda nell’acqua, ma, con una torsione, riesco a limitare i danni buttando il sedere nel primo posto utile. E’ fatta. Mi tolgo immediatamente lo scarpone, lo svuoto, strizzo il calzino e riparto fiducioso. Da qui in poi il sentiero sarà il percorso dell’acqua, per cui dovrò starcene fuori il più possibile, a volte con qualche piccola difficoltà. Arrivo nel singolare paesino di Landarenca, servito solo da una piccola funicolare. Scendo verso le 19,00 a Selma, proseguo su strada asfaltata cercando una baita per attendarmi sotto a qualche terrazzo. Ho camminato un’altra ora, senza scorgere un possibile bivacco, arrivo quasi a Rossa e colloco la tenda in un prato. Pioverà tutta la notte e mi sveglio con apprensione più volte per controllare la situazione all’ interno.

Giorno 46

Dalla val Calanca alla valle Mesolcina (termina col passo San Bernardino) Augio(1034m) - Rossa (1069m) - val de l'Or -Alpi Carnalta (1320m) - Alpi Or (1440m) - Alpi Sot (1837m) Rif. Capanna Buffalora (2114m) - Passo Buffalora (2261m) - Alpi de Bec (1514m) - Soazza (620m)

(Bivacco tenda)

Smette di piovere alle 10,00 della mattina. Ne approfitto, smonto la tenda, faccio colazione nel paese vicino di Rossa. Qui incontro un simpatico signore di 94 anni, con capelli e lunga barba bianca. Con fare gentile mi chiede da dove vengo e mi augura buon viaggio. Frattempo esce il sole, apro lo zaino, ne estraggo la roba umida e la distendo per mezz’ora. Mi guardo intorno : non ho mai visto una valle con così tante cascate. Controllo l’itinerario in programma. Guardo le cime che si affacciano alla valle : sono ricoperte da un velo bianco di certo fino a 2000m. Studio un nuovo itinerario. Parto per il passo Buffalora, più basso, un rifugio, alpeggi ed una strada sterrata di riferimento. Allungo un attimo il percorso per entrare in rifugio, mi permetto un caffè, gli dico che sono in viaggio da più di 40 giorni, mi risponde sorridendo che da più di 6 anni lui si sposta su queste montagne. Il passo Buffalora è ingannevole perché affiancato da un colle. Il versante opposto è bello e spazioso, si scende a Soazza con tutta tranquillità. I sentieri sono però rigagnoli d’ acqua. Mi fermo sempre un po’ prima del paese e colloco la tenda.

Giorno 47

Dalla val Mesolcina alla val BregagliaSoazza (620m) - val della Forcola - Alpi de Crasteira (1419m) - Alpi de Quarnei (1760m) - Passo Forcola (2226m) - Alpi Forcola (1838m) - Dardano (1334m) - Chiavenna (832m) - Villa di Chiavenna (630m)

(Pernottamento – pensione)

Giornata stupenda. Scendo in paese, solita colazione, attraverso la strada che porta al passo del san Bernardino, entro nella valle della Forcola con una gola e un simpatico ponte traballante, costeggio il rumoroso fiume e mi porto ai vari alpeggi. Il primo , Alpi de Crasteira, è abitato, c’è una signora che mi invita in casa, ma le spiego quali sono i miei tempi e quindi mi lascia senza però prima avermi dettagliato il sentiero che va al passo. Proseguo. Ad Alpe Quarnei, a quota 1720, apro la porta alla malga che funge da bivacco. Improvvisamente odo un boato fortissimo: mi giro e vedo un pezzo di montagna staccarsi e precipitare alla base. Una nuvola grigia si alza sulla parete e sulle macerie. Alcuni grossi sassi si sentono proseguire fino a infrangersi sugli abeti sottostanti. Dopo gli abeti, nel pianoro a circa 200m dalla parete, c’è questa malga ed io ammutolito. Faccio una foto, anche sulla nuova montagna di sassi accumulatasi sotto la parete. Certo è che quel rumore mi ha leggermente sconvolto. Continuo verso il passo ancora un po’ innevato, scorgo sulla destra probabilmente la vecchia postazione della finanza svizzera. Tutto abbandonato: come sono cambiate le cose. Se penso alle storie dei contrabbandieri che valicavano questo passo! Scendo alle Alpi Forcola ed al rifugio omonimo e cammino ancora un bel po’ per portarmi a Chiavenna e a Villa di Chiavenna.

Giorno 48

Nella val Bregaglia verso il passo MaloiaVilla di Chiavenna (630m) - Soglio (1090m) - sentiero panoramico - Pravis (1300m) - Roticcio (1268m) - Casaccia (1460m) - Passo del Maloia (1808m) - Lago de Segl (1787m)

(Campeggio)

Mi alzo quasi con comodo, sapendo che la tappa di oggi non prevede grossi dislivelli e si sviluppa in un ambiente panoramico. Il sentiero parte da Scoglio e costeggia praticamente la strada fino a Casaccia. A poca distanza la chiesa gotica diroccata San Gaudenzio e poi il sentiero taglia i tornanti che portano al passo Maloia. Noto una ragazza in un prato con il rastrello, che ad un certo momento si ferma, sfodera il cellulare ed inizia un sorridente dialogo. Le cose non sono poi così incompatibili! Proseguo sulla sponda destra del primo lago, solo pedonale, e raggiungo un campeggio.

Giorno 49

Dalla piana verso S. Moritz in Engadina al BerninaLago de Segl (1787m) - sponda destra nel verso di percorrenza - Isola - Segl Maria - Lago di Silvaplauna -Lago Suot - Lago di Champfer - Lago di S. Murezzan - Lago di Staz - Pontresina (1800m) - Capanna Paradis (2540m)

(Bivacco tenda)

Anche oggi dovrò pagare il mio contributo alla fatica! Si, ma oggi è diverso, un lungo percorso turistico, sempre suggestivo, fino a S. Moritz e poi a Pontresina. In più di 40 giorni non ho mai incontrato così tante persone come oggi. E avrò ricevuto il saluto in 20 maniere diverse. Pensare che ho appena lasciato una Svizzera che parlava il milanese. Caratteristica la contrada Isola, più turistica, ma da non perdere Segl Maria e per i romantici l’unico albergo tipo chalet sul lago di Staz. E’ un bel percorso, in riva ai laghi, in mezzo al bosco, curato, ma con discrezione ed attenzione. Vi cammino serenamente, aprendo e chiudendo l’ombrello ad intervalli. Arrivo a Pontresina, e dalla chiesa di S. Maria salgo alla capanna Paradis. Superba e spettacolare la vista sul Bernina. Peccato che non sia sereno. Peccato anche che la capanna Paradis sia chiusa, è solo un punto ristoro, ma alle 17,00 già non c’è più nessuno. Apro la tenda sotto una tettoia. Fa freddo ed rincomincia a piovere.

Giorno 50

Dall’ Engadina alla valle di LivignoCapanna Paradis (2540m) - Forcella Pischa (2874m) - val Torta (Fain) - Alpe La Stretta (2427m) - Passo La Stretta (2476m) - valle della Forcola - Livigno (1816m)

(Campeggio)

Mi alzo raffreddato e noto una nebbia in continuo movimento che sale da valle ed avvolge le cime circostanti. Un’altra tappa all’ insegna del tempo incerto. Il gruppo del Bernina è invisibile. La nebbia fa un po’ impressione, ma non certo paura. Quindi si parte. Il primo tratto di sentiero porta al un laghetto, poi fra improvvise schiarite salgo al passo innevato, da qui scendo in val Torta e risalgo ad un secondo passo continuamente fischiato dalle marmotte. Dal passo La Stretta, ove c’è una malga ristoro originale, scendo sulla strada che porta a Livigno. Mi fermo nel primo campeggio libero.

Giorno 51

Da Livigno verso il passo dello StelvioLivigno (1816m) - valle di Livigno - Lago di Livigno - valle Alpisella - Passo di valle Alpisella (2268m) - Sorgenti dell' Adda (2235-2229m) - valle di Fraele - lago di San Giacomo (1949m) - lago di Cancano (1884m) - Rif. Monte delle scale (1920m)

(Pernottamento – rifugio)

Mi prendo 4 ore di libertà e poi m’incammino. Bella passeggiata quest’oggi, la si potrebbe fare anche con una bici da cross, zona simile al passo Maloia. Percorro la lunga piana di Livigno fino al paese, verso il quale nutro un po’ di allergia, mi porto al lago di Livigno e lo raggiro a destra verso la simpatica valle Alpisella. Dal passo omonimo scendo ed incontro i 2 piccoli laghi da dove nasce il fiume Adda, con una bella vista sull’Ortles, poi costeggio il lago di S. Giacomo e più basso il lago di Cancano. Sono 2 laghi, ma sembra unico, con al centro uno sbarramento tipo diga ed il lago di Cancano riparte ad un livello più basso di 60m. Tremenda ingegneria! In fondo al lago di Cancano, la cui sponda misura circa 4 km, trovo da pernottare nel rifugio Monte delle Scale. Una famiglia con relativi figli mi suggerisce una considerazione. Portiamo i ragazzi in montagna. Facciamoli altrimenti accompagnare, in piccoli gruppi, non in colonie come ai vecchi tempi. Facciamoli raggiungere un rifugio autentico, non una pensione, dove si mangia a colazione anche il pane vecchio, si beve l’acqua della fontana, sconsigliamoli il succo di frutta o la coca cola e spiegano loro che non è una privazione, ma una scelta, facciamoli dormire nelle camerate ed alzare all’alba per vederla, invitiamoli a condividere il cibo che portano nello zaino, individuiamo il fiore, un camoscio, ma anche l’insetto. Raggiungiamo con loro gli alpeggi, spieghiamo cos’è un pozzo, una lampada a petrolio, come vivrebbe un pastore, come lavoravano lì i nostri nonni, la finalità di un sentiero, a cosa potrà ancora servire. Non barattiamo le nostre ansie escludendo loro il senso del sacrificio e delle difficoltà. Con tali pensieri mi addormento cogliendo con simpatia la vivace presenza dei ragazzi.

Giorno 52

Sullo Stelvio al confine con la Sizzera alla val di TrafoiRif. Monte delle scale (1920m) - valle Forcola - Malga di Forcola (2311m) - Bocchetta di Forcola (2768m) - Passo Umbrail o Giogo di S. Maria (2503m) - Passo dello Stelvio (2757m) - Rif. Tibet (2771m) - Trafoi (1543m)

(Bivacco tenda)

Dal rifugio attraverso la mastodontica diga e prendo la valle della Forcola (ennesima), stranamente deserta (domenica mattina!), ma interessante, su strada forestale. Passo la malga e sono al passo omonimo. Significativa la vista su tutto il gruppo dell’ Ortles. Con un facile sentiero quasi in quota mi porto verso sinistra alla casa cantoniera della finanza situata al passo Umbrail, da qui, su prato e lontano dalla strada, rimonto il passo dello Stelvio. Mi fermo a mangiare e poi salgo al Rif. Tibet, da dove il sentiero 22, costeggiando la morena del ghiacciaio Madaccio, scende verso Trafoi per imboccare successivamente un sentiero in riva al fiume. Percorro il primo tratto del sentiero che porta al Rif. G. Payer, ed il temporale a sera mi trova già in tenda.

Giorno 53

Dalla val di Solda alla val MartelloTrafoi (1543m) - Gomagoi (1260m) (alcuni tratti su asfalto) - S. Geltrude (1844m) - Solda di Dentro (1907m) - Rif. Città di Milano (2573m) - Passo Madriccio (3123 - il più alto passato) - Rif. Nino Corsi (2265m)

(Bivacco tenda)

Dal rifugio attraverso la mastodontica diga e prendo la valle della Forcola (ennesima), stranamente deserta (domenica mattina!), ma interessante, su strada forestale. Passo la malga e sono al passo omonimo. Significativa la vista su tutto il gruppo dell’ Ortles. Con un facile sentiero quasi in quota mi (Pernottamento – rifugio)

Tento una partenza strana : raggiungere il sentiero che porta a Rinderalm, un alpeggio in quota, da cui si potrebbe scendere direttamente a Solda di Fuori. Ma l’idea è pessima: il bosco è ancora bagnato e dopo mezz’ora, con i pantaloni inzuppati, opto di raggiungere la strada asfaltata. Dei tratti su questa, altri su frammenti di sentiero, mi porto a Gomagoi, da dove prima su asfalto, poi su un simpatico sentiero, arrivo a S. Geltrude e a Solda di Dentro. Qui non resta altro che percorrere la sterrata che porta al Rif. Città di Milano, anche se la tentazione della funivia che mi scorre sopra, è forte. Ma ho ancora tempo e fiato. Alle 13 sono al Rifugio, mi permetto una pastasciutta e riparto verso la val Martello superando il passo Madriccio a quota 3123m. Nella discesa disinvolta, oggi più che mai, ho in mente Flavio. Oh, come gli piacerebbe essere qui! Trascinatore in montagna, persona squisita, paziente e discreto nella vita. Mi avrebbe sicuramente elargito un’ accurata conoscenza su flora e fauna che ho incontrato. Da lui ho imparato l’ umiltà “ nell’ andare” in montagna. Arrivo nel pomeriggio al Rif. Corsi e pernotto. Prendo l’occasione, visto il sole e l’ora di fare bucato. Chiedo al gestore la colazione alle 6,00, ma è come l’avessi offeso. Mi accontento delle 6,30. Ma che rifugi sono questi?

Giorno 54

Dalla val Martello alla val D'UltimoRif. Nino Corsi (2265m) - Lago di Giovaretto (1880m) - Lago Giallo (2710m) - verso cima Gioveretto (quota 3230m) - Rif. Canziani (2561m) - Lago Fontanabianca (1870m) - S. Geltrude di val D'Ultimo (1519m) - S. Nicolò (1256m)

(Bivacco tenda)

Orario continuato = 7-19.00 Scherzo, ma verosimilmente, a parte brevi pause, l’orario del percorso di oggi sarà questo. Parto dal rif. Corsi, ormai sempre primo, con un tempo poco promettente : Scendono goccioline ghiacciate, le montagne intorno sono coperte di grigie nuvole e soffia un forte vento gelido. Scendo al lago e individuo il sentiero che porta alla cima Gioveretto. Sale ripido al lago Giallo e poi ancora dentro un canale verso destra. Purtroppo le frane e gli accumuli dei massi hanno reso il sentiero difficoltoso e di difficile individuazione. E alora mi viene una brillante idea : lasciare il sentiero che porta alla cima Gioveretto, l’unico ufficiale sulla carta topografica, ( e quello descritto nel percorso riassuntivo sopra), e spostarmi tutto a destra verso una delle forcelle che dovrebbero affacciarsi alla valle del lago Verde, sulla cui sponda sorge il rif. Canziani. In effetti, ed era a mia conoscenza, il sentiero ufficiale porta in quota 3100 a sinistra, percorre il nevaio sulla cresta in semicerchio e prima di puntare dritto alla cima, scende brutalmente nel vallone del lago Verde. L’idea non era poi malvagia, ma non con terreno instabile su pietraie, vento e freddo. Il dislivello alle forcelle in vista è solo di 150m, ci metto il naso e caso mai ridiscendo! Il canale è in pessime condizioni: anche i sassi più grossi non sono ancora ancorati al terreno e salendo li sento muoversi sotto ai piedi. Brutta situazione e ho il presentimento che possa scivolare qualcosa e inneschi spostamenti a catena. Il tempo per pensarlo e nonostante i movimenti delicati ed attenti due massi si scombinano ed uno mi incastra una gamba. Ecco, ci siamo, mi dico. Poco dolore, ma quello so che non si avverte subito. Sposto a fatica il sasso, provo a muovere la gamba : mi sembra ok. Alzo i pantaloni : un taglio vistoso, profondo e una gran botta. Tampono provvisoriamente. Seguito a salire, prendo la forcella più logica, evito a desta quella innevata, a sinistra escludo quella ripida con terriccio e pochi sassi. Arrivo all’intaglio, traguardo di là : è fattibile, una discesa attenta, fra neve e rocce, porta alle tracce del sentiero. Nonostante l’incidente, e l’intrigante salita che mi ha rubato parecchio tempo, sono soddisfatto. Arrivo alle 14,30 al rifugio e mi pregusto una buona pastasciutta. Tutto pieno. Ancora! Con tanta ironia penso a tutti i gitanti giornalieri, che, dopo la passeggiatina iniziata tardi si accomodano al rifugio-ristorante e qui vi concludono la gita. Mi richiedo : ma cos’è un rifugio? Amareggiato esco, scendo di quota fino a trovare il bosco e mangio gli avanzi che mi rimangono nello zaino. Raggiungo il lago e anche S. Geltrude, poi con un pizzico di presunzione penso : ora mi faccio buona parte della val D’Ultimo, tanto è banale. Devo fermarmi a S. Nicolò : sono esausto ed è tardi. Trovo un buon posto per mettere la tenda, nel sottobosco, in un piano asciutto e coperto da aghi di pino. Mi addormento al cinguettare degli uccelli.

Giorno 55

Dalla val D'Ultimo alla val d'AdigeS. Nicolò (1256m) - S. Valburga (1131m) - S. Pancrazio (730m) (recapito nuova documentazione del percorso rimanente) - Lana (313m) - Burgstall (270m)

(Bivacco tenda)

Da San Nicolò lungo la val D’Ultimo il percorso non ha storia, riesco spesso ad evitare la strada asfaltata principale. E’ comunque una bella vallata. A S. Pancrazio ritiro il pacco in posta della documentazione dell’ ultima parte del viaggio e cosa più gradita ricevo la visita di due carissimi amici : Claudio e Gianni. Passiamo un paio d’ore assieme con grande piacere. Dopo S. Pancrazio un sentiero porta nell’altro versante ; c’è un po’ da salire, per poi ridiscendere, ed in pratica si allunga, ma ne ve la pena. Raggiungo Lana, la passo in tutta la lunghezza e mi porto verso Burgstall fermandomi a bivaccare fra i filari di un vigneto. Speriamo che non aprano gli innaffiatoi proprio stanotte!

Giorno 56

Dalla val d'Adige alla val SarentinaBurgstall (270m) - Meltina (1140m) - Flaas (1354m) - Avigna (871m)

(Bivacco tenda)

Sono all’ imbocco del sentiero alle 6,30 e la funivia non è ancora in funzione. Il sentiero, tra l’altro, sale con forte pendenza, ma è discreto. Evito Verano e punto verso Meltina. Da qui Flaas e poi Avigna. Qui trovo un luogo adatto e apro la tenda. Di notte qualcuno, probabilmente un pastore, non lontano da me accende la radio a tutto volume e se lo ascolta per un’ora. Piccolo imprevisto, ma confido nel buon senso.

Giorno 57

Dalla val d'Adige alla val SarentinaAvigna (871m) - val Sarrentina - (attenzione : 1 galleria illuminata con marciapiede, altre 3 corte niente) - Wangen / Vanga (1200m) - Klobestein /Collalbo (1200m) - Siffian (1001m) - Vols Fiel (901m) - Ums (932m)

(Pernottamento – B&B)

Da Avigna il sentiero scende rapido nella val Sarrentina. Dal momento che il sentiero riparte 1 km più a sud mi assale il panico quando vedo le gallerie. E’ ancora presto, ma già le auto sfrecciano. La prima galleria è lunga, ma illuminata e con la presenza di un marciapiede, ma altre 3, sebbene più corte sono sprovviste di luce e marciapiede. Le percorro di corsa e con una torcia in mano. La salita che porta a Vanga è lunga e ripida. Di qui in parte su asfalto e raggiungendo quota 1400m, arrivo a Collalbo, dove sosto 1 ora pranzando. Scendo a Sciffian e su sentiero molto strano, che passa campi e vigneti, perdo quota verso la val d’ Adige. Ad un certo punto un’indicazione scolorita e posizionata male, mi mette in crisi. Da una finestra della casa dirimpetto sento battere e un anziano mi indica con l’ indice come proseguire. Ci vuole anche la provvidenza. Non è così per la salita, al di là del ponte sull’Adige. Mi trovo un cancello privato, una centrale elettrica e non vedo partire nessun segnale se non quello di Prosels. Accetto la sfida. Purtroppo mi costerà 2 ore in aggiunta, con tagli ed improvvisazioni, ma arrivo a Prosels e proseguo per Ums. Qui pernotto, anche oggi le 12 ore sono raggiunte.

Giorno 58

Dallo Sciliar alla val di FassaUms di Fiè (932m) - Hoferhalp (1363m) - bivio sentiero 1 /3 (1653m) - (dal 1 al Sessel con ponte sospeso di 300m) - Rif. Bolzano al monte Pez (2457m) - Rif. Alpi di Tierser (2438m) - Rif. Sciliar (2145m) (albergo!! )- valle di Duron - Rif. Micheluzzi (1860m)

(Pernottamento – rifugio)

Parto relativamente tardi da Ums di Fiè verso le 8 e salgo al ristoro Hoferhalp sul sentiero n. 3. Al bivio a quota 1650 mantengo il 3, ignorando che l’altro sentiero, il n. 1, più lungo, ma meno ripido offre lo spettacolare ponte sospeso sul fiume lungo 300m. Per arrivare al Rif. Bolzano c’è da sudare : sono 1500m tosti. Mi fermo a mangiare e riparto sotto la pioggia fino al rif. Alpi di Tierser con un sentiero altalenante in quota. Trovo qualche ritardatario nel senso opposto al mio percorso. Sosto un attimo anche qui, poi affronto la pioggia per il Rif. Sciliar, un emblematico affronto a qualsiasi concetto di rifugio, albergo dalla forma discutibile, con parcheggio auto annesso. Gli volto le spalle per la val Duron, l’anfiteatro è molto suggestivo. Bella la valle, belle le cime che la coronano. Mi fermo ad un rifugio privato, perché col brutto tempo non ho voglia di cercare alternative.

Giorno 59

Dalla val di Fassa verso la MarmoladaRif. Micheluzzi (1860m) - Campitello di Fassa (1448m) - Canazei (1440m) - (visita di amici ) - Alba (1517m) - val Contrin (sentiero V.A.) - rif. Contrin (2016m)

(Bivacco tenda)

Scendo a Campitello di Fassa, poi proseguo per Canazei, dove ho appuntamento con alcuni amici e mia moglie. Mi fermo a pranzare con loro al ristorante e poi stiamo assieme un paio d’ore. Li saluto sempre con un po’ di rammarico, ma il progetto continua e riprendo il percorso verso la Val Contrin. Qui mi attendo in un bel pianoro sotto la Marmolada a poca distanza dal rif. Contrin.

Giorno 60

Dalla Marmolada al Civetta Alta via n. 2Rif. Contrin (2016m) - Passo Ombretta (2702m) - Bivacco M. Dal Bianco a poco dal passo - Rif. O. Falier (2074m) - valle Ombretta -Malga Ciapela (1384m) - Serrai di Sottoguda - Sottoguda (1249m) - sentiero naturalistico per Bosco Verde, Col di Rocca, Rocca Pietore, Pezzè, Savinier di Laste, Caprile (998m) - Lagusello (1238m)

(Bivacco tenda)

Ripiego la tenda di buon’ora ed entro alla malga-rifugio Contrin a fare colazione. Ribadisco la differenza fra albergo e rifugio e ho l’ impressione che il profitto sia la finalità standard adottata. Pazienza! Fino al passo Ombretta non c’è anima viva e mi gusto a pieno la spettacolare parete sud con la Punta Penia e la Punta Rocca. Al passo trovo un gruppo di ragazzi che si accinge ad attrezzarsi per la ferrata. Mi sembra di avere un deja vu. Mi allontano di poco e sul libro del bivacco scrivo il mio percorso e lascio la firma. Scendo dal passo su un ghiaione dolomitico saltellando con leggerezza ed in un attimo perdo quota. Mi fermo alle 11.00 al rif. Falier del CAI, e consumo in orario insolito un minestrone. Esco e piovvigina. Percorro la simpatica val Ombretta fino a Malga Ciapela. Di qui imbocco i Serrai di Sottoguda, una gola profonda attraversata da una strada. Un tempo la si percorreva in auto, ora un’altra deviazione la sostituisce e questa viene utilizzata come luogo turistico (perfino il trenino), peraltro molto suggestivo. Mi è capitato di percorrerla con la pioggia e da solo in uno scenario quasi irreale. Da Sottoguda un bel percorso naturalistico nel bosco mi porta fino a Caprile. Dallo stesso paese salgo a Lagusello, e nei dintorni bivacco.

Giorno 61

Dal Civetta al Pelmo e all' AntelaoLagusello (1238m) - Forcella Tabiai (1840m) (attenzione segnaletica) - Rif. Fertazza (1839m) - Rif. Passo Staulanza (1766m) - Alta via n. 1 - Rif. Città di Fiume (1918m) - Forcella Forada (1977m) - val Orsolina- Senes (1220m) - S. Vito di Cadore (1021m) - Rif. San Marco (1840m)

(Pernottamento – rifugio)

Dormo esattamente 11 ore un sonno profondo e non mi alzo nemmeno per fare pipì come di solito succede. Mi sveglio quasi di soprassalto, 2 biscotti, un succo, 1 yogurt e sono già pronto. Proseguo verso la forcella Tabiai, il cui nome è improprio, perché è solo un bivio. Le indicazioni scarseggiano, ma in quota mi porto al rif. Fertazza, seconda colazione e via verso il passo Staulanza. Non mi fermo e prendo il sentiero verso il rif. Città di Fiume, dove non rifiuto una pastasciutta. Lascio lo zaino fuori al sole, lo ritrovo bagnato sotto la pioggia. Inutile aspettare: mi attrezzo per la pioggia e salgo a forcella Forada, scendo dalla val Orsolina fino a Serdes. Trovo un signore che mi indica il sentiero, vedendomi disorientato. Mi fermo a chiacchierare con lui un po’ : montagna, famiglia, figli, naia : in poco tempo sintetizziamo un po’ della nostra vita. Ammiro le dolomiti, gli confesso, ma mi piace passeggiare in Alpi. Scendo al fiume e risalgo a San Vito e qui imbocco la strada che sale al rif. San Marco. Sono 800 metri tosti alla fine della giornata. A quota 1500 comincia un temporale: affretto il passo e con un fiatone da elefante in 25 minuti riesco ad arrivare al rif. San Marco a quota 1840m. Guardo l’ orologio : dalla partenza sono passate 13 ore.

Giorno 62

Dal Cadore alla CarniaAlta via n 4 - Sentiero V.A.Rif. San Marco (1840m) - Forcella Piccola (2291m) - Rif. Galassi (2019m) (ok) - Rif. Capanna degli Alpini (1395m) - valle d'Otè - Rizzios (847m) - Vallesella al lago di Cadore (706m) - Alta via n 6 - Sentiero V.A. - Rif. Casera Cercenà (1050m) - Rif. Padova (1278m)

(Pernottamento – rifugio)

Il rifugio San Marco è veramente un classico rifugio: bello , familiare, piccolo, poche persone, si dialoga, si scherza. Il gestore alla mia partenza mi accompagna fuori e mi saluta. Con 200m sono al passo e scendo al rif. Galassi. Bevo un caffè : offerto! “Gente così se ne trova poca” mi dice. “Speriamo nelle nuove generazioni , rispondo, ma un conto è andare in montagna, un conto è attraversare la montagna. Ormai è un mestiere in disuso. La gente va in macchina fin dove può, escursione, mangiata e a casa.” Lascio anche il Galassi per scendere nell’ interminabile e malconcia val d’Otèn fino al lago di Cadore. Mi concedo una pausa pranzo, mi godo il riflesso verde dell’acqua in riva al lago e poi lo attraverso in uno dei due ponti. Salgo l’altro versante fino al rif. Casera Cercenà, una volta solo baita e poi bivacco, e scambio una chiacchierata con la ragazza che lo gestisce. Anche lei mi inoltra gli auguri e riparto verso il rif. Padova, dove pernotto.

Giorno 63

Dalle Dolomiti al fiume TagliamentoAlta via n 6 - Sentiero V.A.Rif. Padova (1278m) - valle Pra di Toro - Forcella Scodavacca (2043m) - Rif. Giaf (1405m) - Andrazza (885m) destra Tagliamento - Forni di sotto (766m) destra Tagliamento o letto fiume

(Bivacco tenda)

La colazione mi è stata concessa solo alle 7. Parto in leggero ritardo, quindi, ma sempre primo. Salgo alla forcella senza problemi con ai fianchi le prosperose guglie dolomitiche. Scendo al rif. Graf e mi riposo un attimo. Scendo poi ancora finché non arrivo al fiume Tagliamento. Qui abbandono il sentiero e tengo la destra fiume, cavalcando anche il letto, fino ad Andrazza. Di qui con casualità ed intuizione, ma seguendo sempre a destra il Tagliamento, mi porto a Forni di Sotto.

Giorno 64

Lungo il Tagliamento - Parco naturale e sentiero VAForni di sotto (766m) - sentiero 383a - letto del fiume - Caprizzi (518m) (sbarramento) - Cavallaria (700m) - pezzi sentieri adiacenti al Tagliamento - letto del fiume - tratti di bosco fino in corrispondenza a Villa Santina - strada secondaria asfaltata direzione Villa, Chiaulis, Cavazzo Carnico, Amaro (322m)

(Bivacco tenda)

Questo percorso l’avevo completamente sottovalutato. Curioso e strano, ma ritenevo superflue le cartine dettagliate. Un anziano, che taglia la legna, mi fa notare che alcune settimane prima si son persi 2 ragazzi di un gruppo scout, hanno passato la notte fuori e sono stati recuperati solo il giorno dopo. I sentieri sono quasi tutti provvisori: per un periodo ci sono, poi cambiano. Ma io, caparbio confido nella mia cartina e ne scelgo uno (383a) bene indicato. Si, ma solo all’inizio! E per niente praticato! Fatto sta che giro per ore come un vagabondo, indovinando un percorso in mezzo al bosco tra rovi ed erba alta bagnata. Di tanto in tanto qualche miracoloso segnale e poi una strana interruzione nel punto in cui si dovrebbe attraversare il Tagliamento e proseguire dalla sponda opposta. Ma quando arrivo lì al fiume, cosa vedo? Due persone che camminano nel letto tranquillamente ed arrivano proprio dal luogo dove io dovrei proprio andare. Allora, come già fatto anche ieri, alla faccia della cartina, mi metto in ciabatte e pantaloncini e mi faccio gran parte della giornata sotto il sole, con i piedi nell’acqua, in un percorso insolito, ma divertente, uscendo a tratti e rientrando. Dall’alto il Tagliamento fa una strana impressione : sembra un pezzo di deserto dentro l’ Amazzonia. L’andare lungo il letto, se da una parte è la soluzione più diretta, non è certo la più veloce : esco in prossimità di villa Santina e proseguo lungo una stradina asfaltata fino a Cavazzo, di qui raggiungo Amaro e poi Carnia. Metto la tenda in un bosco seminascosto. Dopo 10 minuti, durante la frugale cena, sento un forte ronzio : spio fuori perché solo da lì potrebbe venire, ma nello spostarmi il ronzio cambia tonalità. Alzo adagio il materassino e vedo muoversi sotto il telo della tenda un presunto animale lungo minimo 2 centimetri e robusto. Alzo il telo per creargli una via d’uscita, ma senza aprire la tenda. Non ho voluto fare la sua conoscenza, dopo avergli usurpato il posto.

Giorno 65

Dal Tagliamento alle Prealpi Giulie nella val Resia - Sentiero AV /giallaAmaro (322m) - sinistra/destra A23 - Carnia (259m) - valle Tugliezzo - St.li Tugliezzo (503m) - sentiero 743 - St.li Cuel Lung (610m) - St.li del Verzan (720m) - Resiutta (315m) - sentiero 631 - St.lli Ruschis (676m) - St.lli Sagada(848m) - dal sent. N 631 al 632 - Ricovero Grasso (1654m)

(Bivacco – rifugio)

Da Carnia prendo la valle Tugliezzo e poi il sentiero 743 fino a Resiutta e qui mi ricongiungo alla Via Alpina gialla che seguirò fino a Trieste, la quale peraltro in buona parte, tranne l’ultimo pezzo, ricacalca esattamente il Sentiero Italia. Da Resiutta prima sul sentiero 631 poi sul 632 raggiungo il bivacco Igor Grassi , che, nonostante uno strano itinerario poco frequentato, merita davvero un pernottamento. Arrivano 2 ragazzi a sera, che l’indomani si sarebbero calati in un dirupo a ridosso del bivacco alla ricerca di un ragazzo scomparso da 6 giorni. Dopo il saluto, la prima cosa che mi chiedono : “Quante zecche ti sei preso ? Qui un giorno ne ho beccate una cinquantina”. Miseria, rispondo, oggi ho messo i pantaloncini. Di solito tengo sempre quelli lunghi proprio per protezione, ma il caldo di oggi era veramente fastidioso. Ed ho commesso un errore. Mi tiene una piccola lezione su come togliere le zecche senza che rigurgitino, perché proprio quello è l’attimo più pericoloso per il contagio, causa di possibili meningiti con seri danni, anche mortali.

Giorno 66

Nel parco naturale delle Prealpi Giulie - Sentiero ItaliaRicovero Grasso (1654m) - Sentiero 732 verso il monte Kila - sentiero 731 sulla dorsale fino a Sella Carnizza (1086m) - Sant' Anna di Carnizza - Ricovero Niski (1207m) - Passo di Tanamea (851m) - Ricovero Montemaggiore (1468m) = Rif. Alpini ANA

(Bivacco – rifugio)

Ci alziamo assieme, poi ci stringiamo la mano e auguro che le loro ricerche siano fruttuose. La risposta è quasi scontata: lo hanno chiesto i genitori del ragazzo, per non lasciare niente di intentato. Dall’espressione ho il brutto presentimento che non sia stato un incidente. Ma il discorso finisce qui, con un reciproco commiato ed una stretta di mano. Di certo però i tempi da Resiutta al bivacco non sono quelli riportati dalla guida : stimato 3 ore, io ne ho impiegate 5. Lo stesso per scendere e lo constato dai segnali : 40 minuti sulla guida, 1 ora e 45 minuti sul segnale. Ed in effetti solo dopo 1 ora e mezza sono a Stolvizza. Da qui seguo il Sentiero Italia fino a Sella Carnizza e poi al passo di Tanarrea. Sentieri dimenticati e te accorgi da tanti aspetti : nessuno, erba alta, pochi segnali e scoloriti e tante ragnatele in faccia. Arrivo al passo nel pieno pomeriggio, ma avendo mangiato assai poco negli ultimi 3 giorni, confido nella possibilità di attendere l’ ora di cena. Chiuso per restauro. Mi guardo intorno, consulto la cartina, guardo la segnaletica : rifugio ANA aperto a 1,5 ore dal passo. Non c’è sulla carta, annoto solo un bivacco alla stessa quota. M’ incammino e chiedo a due persone che stanno scendendo. E’ lo stesso, mi dicono, una parte è bivacco, l’altra lo gestisce il gruppo alpini, ma solo di domenica a mezzogiorno. Bene, bivacco anche stasera e mangio le rimanenze.

Giorno 67

Sentiero S.I. - Sentiero AV - Sentiero Valli del NatisoneRicovero Montemaggiore (1468m) - Punta di Montemaggiore (1613m) - Montemaggiore (819m) - sentiero 744 - Prossenico (553m) - Montefosca (707m) Stupizza (203m)

(Bivacco tenda)

Alle 6 sono già in cammino. Raggiungo la cresta dal rifugio in breve tempo, ma c’è molta nebbia. Scariche di adrenalina e parolacce lungo la cresta, dove il sentiero costeggia dirupi per un’ora, nascosti dalla nebbia, dentro un presunto incamminamento in un’erba bagnata che arriva al ginocchio. Dopo già 10 minuti avverto i piedi immersi nell’acqua. Mi fermo sulla cima a strizzare i calzini, operazione che mi dà un breve tempo di sollievo. La discesa non cambia prospettive : è un sentiero impervio, e ormai, credo di capire, ci dovrò fare l’abitudine. Arrivo a Montemaggiore sforando i tempi descritti, che a mio avviso, sono comunque in difetto., Cerco un alimentari: non c’è. Cerco un bar: bisogna suonare. Chiedo un bicchiere di latte e due panini imbottiti. Mi viene concesso mezzo bicchiere e un panino tagliato a metà. Mi basta. Tanto fra un paio d’ ore sarò a Prossenico. Prossenico conta una decina di abitanti, il bar è chiuso per cessata attività. Mi fermo, mangio i due mezzi panini sui gradini della chiesa, spero di non offendere nessuno, faccio rifornimento d’acqua, poi intravvedo delle persone sedute. Chiedo loro se a Montefosca, prossimo paese che incontrerò ci sono alimentari o bar. Un bar, mi risponde una signora distinta, che mi allunga una sedia e mi invita a prendere un caffè. Due chiacchiere assieme e poi la signora mi allunga un sacchetto di viveri. “ Spero che non si offenda” , mi dice. La sua idea mi ha veramente toccato, ed, al di là del contenuto, penso al gesto squisito, ad una sensibilità disinteressata prerogativa di pochi. Riparto, il sentiero è a momenti simpatico, in altri intrigante, a volte sparisce. Mi fermo a bagnarmi nel fiume Natisone, acque limpidissime e chiare. Mi vedo una zecca e la infastidisco finché molla la presa. Arrivo a Montefosca e trovo l’indicazione di bar, agriturismo con camere. Altro paesino semi abbandonato, ma l’indicazione è esatta : è chiuso solo il lunedì e guarda caso oggi è proprio lunedì. Riparto, e poco prima di Stupizza trovo sul sentiero una cappella della madonna con una significativa scritta sopra il volto : “ Pellegrino, fermati un attimo ….” Ecco, buona idea, forse lei mi può aiutare. Mi attendo all’interno della cappella, così ci facciamo compagnia. Siamo però in tre : io, lei ed un topolino che continua a rosicchiare. Appendo lo zaino per precauzione ed alle 19,00 dò a tutti la buonanotte.

Giorno 68

Sentiero Italia - A.V. - Sentiero Naturalistico Mataiur - AV Valli del NatisoneStupizza (203m) - Ricovero Marsinka (1401m) - Monte Mataiur (1641m) - Rif. Pellizzo (1325m)

(Pernottamento – rifugio)

Stanotte ho zittito il topolino più di una volta e lui ubbidiva, ma solo per qualche attimo. Al ponte, poco prima di Stupizza leggo un cartello che avvisa la presenza di orsi. Bene, solo un cartello promozionale, oso pensare. Umidità elevata, sentiero non praticato mi rendono più lento. Devo fermarmi e bere continuamente, perdo l’orientamento in un vaio, recupero risalendo su sassi instabili. Il silenzio in questi luoghi è una costante: nessuno, assente lo scroscio delle acque, solo qualche fruscio di uccello che si alza spaventato. Apro il sacchetto viveri regalatomi, sciolgo una bustina di sali, mangio della frutta secca, un po’ di cioccolata. Arrivo al ricovero Marsinska e avverto la presenza di qualcuno, ma non desidero entrare. Punto direttamente la cima del Mataiur, la montagna dei lamponi, luogo storico e strategico da cui si gode un ampio panorama: sotto Caporeto e a tergo l’ eleganza delle Alpi Giulie, verso l’Italia le prealpi che sfumano al mare. Ora il sentiero è pulito e chiaro, qualche persona di tanto in tanto, peccato che sulla cresta sia presente un po’ di nebbia. Scendo al Rif. Pellizzo e finalmente, dopo giorni, mi vedo un piatto davanti . Il gestore mi chiede la provenienza, ci scambiamo delle opinioni sui rifugi. Lui afferma che non ci sono più persone come me, che entrano nelle montagne, ormai il rifugio è la meta della giornata, la cima è opzionale se non è lontana e faticosa. Ha avvertito un calo di pernottamenti del 40%, indice che la gita termina in giornata. Oppure si va verso le grandi mete del fine settimana, con nuove attrezzature, affrontando un affollamento disumano di un rifugio per portare a casa la cosiddetta cima simbolo. Condivido con rammarico quanto espone e mi rendo conto che il loro adeguamento a queste richieste è costretto, ma non riesco a capacitarmi se penso a quanto stiamo perdendo. Avrei ancora qualche ora pomeridiana a disposizione, ma decido di fermarmi.

Giorno 69

Nelle dorsali verso l’ IsonzoRif. Pellizzo (1325m) - Cepletischis (547m) - AV Valli del Natisone - sentiero 745 fino a Bocchetta di Topolò - sulla dorsale Monte S. Martino, S. Egidio, S. Lucia, S. Bartolomeo (500-960m) - Clastra (384m) - Picon (352m) - Castelmonte / Stara Gora (618m)

(Ospite dei frati)

Riparto per Cepletischis con un paio di panini preparati dal gestore. Cepletischis è ancora una volta il classico paesino disabitato fuori dal mondo. C’è però una fontana d’acqua sorgente alla quale riempio le borracce. Mi porto a Polava e da qui proseguo sul 745 fino alla Bocchetta di Topolò e qui lascio provvisoriamente il sentiero AV / Sentiero Italia per calare a sud verso una dorsale, diciamo santa, perché tocca il monte San Martino, Sant’ Egidio, Santa Lucia e San Bartolomeo fino ad arrivare al paesino di Clastra. Confesso che comincio a sentirmi stanco : umidità, bassa quota, l’illusione di essere al termine del progetto, sentieri che, pur essendo ora ben segnati, passano dal bosco alla radura in pieno sole, piccoli pezzi di strade asfaltate in ore poco propizie, sono tutti fattori che mi hanno debilitato. Da Clastra un breve tratto di strada asfaltata porta al ponte sul fiume Kozca, in prossimità di Cemur. Da qui seguo per Picon, da dove parte un sentiero naturalistico, che si ricongiunge col sentiero AV/Sentiero Italia. Arrivo a Castemonte, da me ipotizzato paese, invece è un monastero, e quant’ altro connesso : 2 negozietti religiosi, 1 ristorante-albergo per i pellegrini, 1 ufficio informazioni adiacente alla chiesa. Ecco stasera mi faccio ospitare dai frati! E così è stato.

Giorno 70

Nelle dorsali verso l’ IsonzoCastelmonte / Stara Gora (618m) -Variante su sentiero AV /Sentiero Italia – Prepotto - Dosdegà - Cormons - Gradisca all'Isonzo (32m)

(Bivacco tenda)

Alle 5,30 sono in piedi con la luce rosea dell’alba che crea fantasiose sfumature dietro le nuvole. La notte è stata ventilata, forse perché il santuario è collocato su un colle. Alle 6 sono in marcia. Preferisco partire presto, e fare una sosta nelle ore più calde per poi riprendere il cammino nel pomeriggio. La prima parte della tappa è variegata, fra sentieri, mulattiere, contrade, piccole stradine asfaltate ma deserte. La seconda è monotona e sconcertante in cerca della combinazione migliore per arrivare a Cormons e da qui a Gradisca d’ Isonzo. E’ forse il percorso più sofferto mai fatto, fra tratti di asfalto e scorciatoie afose dimenticate. Una leggera brezza di vento mi ha salva dallo svenimento. Profonda crisi di adattamento alla bassa quota, presenza fastidiosa di zanzare e moscerini mi stanno mettendo ko. Ma anche oggi, stringendo i denti e trascinando i piedi ho dato il mio contributo alla fatica con 10 ore spese in gran parte sul Sentiero Italia ed il VA, che qui forse andrebbe disertato in agosto.

Giorno 71

A fianco al mare fino a TriesteSanta Croce del Carso (207m) - Prosecco (249m) - Sella di Opicina (260m) - Sentiero Scala Santa verso stazione di Trieste 

Ultimo contributo alla fatica da versare, ultima tappa ! Durante la notte si è scatenato un violento temporale con un vento fortissimo : meno male, pensavo, che non ero in tenda. Più tardi leggerò quanti disastri ha combinato! Parto col fresco. Da Santa Croce del Carso il sentiero AV (sempre il n. 1) si alterna con i nomi natura, strada del friuli, vicentina, napoleonica, a volte piatta, a volte risalendo pseudo selle, ma lunga e sempre abbastanza monotona. Non arriverò a Muggia per 2 semplici motivi : 1) Nel rifugio Premuda (il più basso rifugio CAI d’Europa) non c’è la possibilità di pernottare. 2) Il sentiero mi pare una combinazione forzata , a tratti nemmeno battuto e che con la montagna ha ben poco da spartire, a parte la sola val Rosandra. Metto ai voti democraticamente, e come sempre la decisione è facile ed imminente (uno dei vantaggi di essere soli), per cui a Sella di Opicina lascio senza nostalgia il sentiero AV e scendo al mare in direzione di Trieste su una piccola stradina denominata scala santa che mi porta a tergo della stazione. E’ strano : per tanto tempo ho atteso questo momento e adesso che arriva è come l’avessi già bruciato. Non ho voglia di festeggiare, dimentico perfino la classica foto al cartello di Trieste. Ho chiuso una porta senza nemmeno girarmi. Non l’ avevo mai fatto. E le aspettative: tanti momenti di riflessione, capacità maggiore di capire e di capirmi. No, niente di tutto ciò. A quanti mi chiedono se tanto tempo mi ha avvicinato ad una condizione di introspezione, devo disilluderli: la natura ti coinvolge, ti azzera, ti lascia un vuoto. E’ come perdere la propria identità e vivere in una simbiosi. Lei vive di armonia, di semplicità, di bellezza. Ti distoglie da tutto, lo ridimensiona e ti propone l’ essenzialità. Non è forse quello che ci chiede anche la vita? E’ stata complessivamente una passeggiata lunga e colorata, una forte esperienza con momenti e aspetti contrastanti: belli, entusiasmanti, problematici, dubbiosi, meno interessanti, emozionanti, profondi. Se qualcosa resta, solo qualcosa, mi pare sia valso la pena di averla fatta. Non chiedetemi se, con il senno di poi, la rifarei : è stato un impegno psicologico più che fisico. Sono molto contento di averla fatta. Sarebbe altrimenti rimasto un progetto incompiuto, uno dei tanti.